Un segno della crisi che non è “dietro le spalle”, arriva anche dalle rilevazione dell’Osservatorio turistico della montagna di Trademark Italia: l’inverno, infatti, non ha mantenuto le promesse di inizio stagione. Nelle località del turismo invernale si sono registrati soggiorni più brevi, meno skipass venduti oltre a una situazione meteorologica contraddittoria e poco favorevole. La stagione non è stata una Caporetto solo perché, a fronte di un calo dei tassi di occupazione alberghieri, gli operatori hanno allontanato lo spettro ella crisi con una compensazione dei prezzi.
Secondo le rilevazioni Trademark (www.trademarkitalia.com) in Trentino complessivmente gli arrivi italiani si sono mantenuti in linea con lo scorso anno ma è calata la spesa e il giro d’affari soprattutto nel’extralberghiero. In Val di Fassa e a Madonna di Campiglio si è registrato un marcato calo degli stranieri, soprattutto polacchi, cechi e inglesi.
In Alto Adige i comprensori della Val Gardena, Val Badia e Plan de Corones confermano il biennio precedente grazie alla clientela italiana di fascia medio-alta mentre in Lombardia si registrano serie difficoltà con un calo di presenze di cinque punti percentuali nel comprensorio Tonale-Ponte di Legno dove sono mancati soprattutto gli italiani.
Anche a Bormio, Livigno e Aprica stagione da dimenticare con tassi di rimpimento delle strutture ricettive inferiori al 50% nei mesi di gennaio e febbraio. Incertezza nelle località sciistiche di Piemonte e Valle d’Aosta. Contrazioni in Veneto, a Cortina con significativa contrazione di presenze e arrivi.
Tirano ancora le Dolomiti con le stazioni del Friuli Venezia Giulia grazie alla competitività dell’offerta turistica coniugata con le abbondanti nevicate. In Appennino, l’Emilia-Romagna difende le posizioni con fatica. Le festività natalizie non hanno rispettato le attese anche nei comprensori del Corno delle Scale e del Cimone. Non positivo il bilancio all’Abetone (Toscana) e a Roccaraso (Abruzzo),
































