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Musei del gusto, occasione per conoscere sapori e valori della terra del buon vivere

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marinati_comacchioNon è azzardato dire che un gran pezzo dell’identità e della storia emiliano-romagnola sia racchiusa nella sua cultura eno-gastronomica. Un patrimonio ricchissimo e diffuso capillarmente sui territori, con molti tratti comuni e tante “irriducibili” diversità.

Viticoltura e zootecnia, caseifici e salumifici, olivi e maiali. Ma anche tigelle, anguille, miele e aceto balsamico, pane e parmigiano reggiano. Dalla terra alla tavola, ha spiegato il professor Massimo Montanari, è un percorso che richiama l’intero patrimonio culturale di una società.

La riscoperta di questi simboli è anche una grande occasione per percorrere un itinerario approfondito sulle strade dell’ Emilia-Romagna. Esistono, infatti, dei posti incredibili, sparsi tra Apennini e pianure, colline e coste che si chiamano musei del gusto. Sono nati, dalla mano privata e da quella pubblica, per raccontare e tramandare sapori e strumenti del passato ma anche per valorizzare quello che c’è adesso.

In una regione dove l’enogastronomia è forte quanto la passione politica e dove brillano 26 prodotti Dop e Igp e circa 200 censiti come “tradizionali”, il tour del gusto è un’occasione unica, irripetibile e anche ghiotta.

La Regione ha messo in rete e collegato tra loro una ventina di musei e stampato qualche tempo fa un volume ricco di immagini e di notizie utili. E un viaggio tra sapori e odori notevoli. Si può partire da Langhirano col Museo del prosciutto di Parma e proseguire a Soragna con quello del Parmigiano reggiano per completare la giornata nel tempio del salame di Felino.

Lasciata Parma, magari il giorno dopo, ci si ferma al Museo del Vino di Montecchio Emilia (Re) e si prosegue per raggiungere a Spilamberto (Mo) quello del balsamico tradizionale e a Lame di Zocca quello della tigella. A Bologna si ha l’imbarazzo della scelta tra l’istituto nazionale di apicoltura e i musei del castagno (Castel del Rio), della patata (Budrio).

Non potrà mancare nel Ferrarese la tappa al Mulino del Po di Ro, di bacchelliana memoria, sede dl museo del pane e a Comacchio nella maestosa manifattura dei marinati per quello dell’anguilla.

La Romagna offre lo straordinario museo del formaggio di fossa a Sogliano al Rubicone (FC) e nel Ravennate quello dedicato al sale a Cervia, all’olio a Brisighella, alle erbe a Casola Valsenio e alla frutticoltura a Massa Lombarda.

Presìdi della cultura e del gusto, delle radici e delle passioni, della tecnica e dell’innovazione. Accanto all’arte e ai divertimenti, all’Appennino e alla Riviera questo itinerario ci racconta la cultura di un popolo. Sì, ne vale la pena mettersi in macchina (o in treno o in bici) e fare questo giro nella terra del buon vivere.

www.museidelgusto.it

 

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