Alla vacanza non si rinuncia, ma quest’anno pensionati, dipendenti pubblici e giovani abbandoneranno le mete esotiche per puntare sui litorali del Veneto e dell’Emilia-Romagna dove la buona organizzazione del divertimentificio si accompagna a servizi efficienti a prezzi abbordabili. Dopo la debacle del 2008 si cerca di risalire la china.
Trademark - la società che da 18 anni interroga gli italiani per conoscere in anticipo dove andranno in vacanza - ci conferma che, nonostante la crisi, noi italiani siamo psicologicamente impreparati a cancellare le abitudini dell’estate. Al massimo ci adeguiamo alle mutate esigenze. Ad esempio quest’anno i viaggi all’estero diminuiranno a vantaggio delle mete interne.
Secondo questo sondaggio eseguito tra il 25 marzo e il 9 aprile, i dipendenti pubblici a tempo indeterminato (e non certo i precari che Brunetta lascerà a casa), gli operai e i pensionati godranno tra le quattro e le due settimane di ferie al mare o in montagna. Qualcuno certamente si arrangerà come potrà e altri resteranno a casa perché la cassa integrazione non permette svaghi eccessivi.
Infatti gli italiani faranno soggiorni più brevi e decisi sempre più all’ultimo momento. Cercheranno di fare vacanze spendendo meno e questo sembra naturale: pochi sprechi. Trademark ci informa che l’Emilia-Romagna, il Veneto e le Marche sono percepite come destinazioni sicure, accoglienti e divertenti. Queste località toglieranno presenze alle coste del Sud e a quelle tirreniche. In leggera flessione ci sono anche Sicilia e Sardegna.
Quest'estate gli italiani, pur alle prese con la crisi economica e dei consumi, non vogliono fare un passo indietro sulle vacanze. Anche poche e sudate ma le vogliono, giustamente, farle anche costo di sacrifici. Come analizza il Censis: non c’è panico ma solo una riduzione selettiva dei consumi pur in un contesto di grande preoccupazione.
































