"Per la centesima volta la verità storica è stata riconfermata e quindi qualcuno ora comincerà a crederci". Dopo l'ennesimo pronunciamento della Cassazione sono le parole di Rosario Bentivegna, l'eroico gapoista romano che con Carla Capponi fu tra gli autori dell'attacco ai nazisti tedeschi occupanti in via Rasella.
I partigiani che, il 23 marzo 1944 condussero l'attacco non furono dei «massacratori di civili», ma compirono una «legittima azione di guerra» contro il nemico occupante. Chi li ha definit così, in un articolo pubblicato sul quotidiano Il Tempo, ha commesso diffamazione. Così ha ristabilito la Cassazione accogliendo la richiesta di risarcimento danni morali avanzata nei confronti di un quotidiano da Elena Bentivegna , figlia della gappista Carla Capponi e di Rosario Bentivegna che parteciparono all'azione di via Rasella.
La Cassazione - con la sentenza 16916 - ha contestato la decisione con la quale la Corte d'appello di Roma, nel 2004, aveva respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da Carla Capponi nei confronti del quotidiano «Il Tempo». Il giornale aveva definito «massacratori di civili» i partigiani del commando di via Rasella , ritenendo legittimo l'uso di un simile termine in quanto quell'azione era «un gesto certamente violento, per sua natura finalizzato a cagionare orribile morte a una molteplicità di persone: si trattava di un inutile massacro».
Ma i giudici di Piazza Cavour hanno ordinato alla Corte d'appello di rivedere il suo giudizio in quanto si tratta di un'affermazione «lesiva della dignità e dell'onore dei destinatari» mossa dall'intento di «accostare l'atto di guerra compiuto dai partigiani all'eccidio di connazionali inermi», scrive con riferimento alla strage delle Fosse Ardeatine, ovvero al massacro per rappresaglia, dopo l'attentato di via Rasella, di 335 persone, ebrei, partigiani, antifascisti, reclusi di Regina Coeli e prigionieri di via Tasso, vittime dei rastrellamenti, trucidati senza pietà nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina.
Bentivegna ha 87 anni e una gran voglia di combattere contro il revisionismo e le menzogne antipartigiane. "E' una sentenza corretta ma non è l'ultima. Negli ultimi dieci anni ho vinto tre cause contro un quotidiano che aveva detto che i partigiani erano dei criminali".
Grazie ancora, partigiano Paolo, comandante dei Gap "Carlo Pisacane".
































