Con la morte del generale Alexander Haig, scompare uno dei protagonisti della guerra “a bassa intensità” scatenata contro il Pci da parte delle varie amministrazioni Usa. Il generale fu infatti uno dei pilastri della campagna (e delle azioni) più o meno occulte, dirette e indirette, per creare in Europa l’allarme sul “pericolo comunista” negli anni Settanta.
I documenti confermano che il 6 novembre del 1970 insistette con il suo diretto superiore Kissinger, di cui era assistente militare alla Casa Bianca, perché incontrasse l’ambasciatore in Italia Graham Martin. L’ambasciatore aveva convinto Haig che in Italia si preparasse un colpo di stato di ispirazione comunista e che, dunque, era necessario organizzare iniziative clandestine di contrasto.
La situazione in Italia era invece ben diversa. Un mese dopo l’allarme sul “pericolo rosso”, il colonnello Junio Valerio Borghese, ex comandante della X Mas legato agli ambienti neofascisti e dei servizi americani, tentava un colpo di stato (7-8 dicembre, il cosiddetto golpe dell’Immacolata) rientrato (quasi sicuramente per l’improvvisa defezione statunitense) quando i rivoltosi avevano già compiuto un blitz al Viminale.
Come ha ricordato l’ex ambasciatore americano in Italia, Richard Gardner, in realtà Martin sapeva bene che in Italia il pericolo veniva da destra. Frequentava quegli ambienti al punto da aver largamente finanziato politici di destra “incluso il capo dei servizi segreti poi coinvolto nel Golpe Borghese”. Parliamo del generale Vito Miceli.
Per “spostare l’Italia a destra” un imprenditore italo americano aveva presentato un piano da otto milioni di dollari di spesa (propaganda e corruzione) proprio ad Haig. Lo stesso generale quando fu nominato comandante supremo della Nato schierò minacciosamente l’organizzazione atlantica contro l’ingresso dei comunisti nei governi dell’Europa. L’idea delle varie amministrazioni americane era “di fare come in Grecia”, promuovere un colpo di stato autoritario che mettesse fuori gioco, definitivamente, comunisti e sindacato. Senza badare all’automomia e alla sovranità dei singoli Stati.
Sono gli anni della grande avanzata delle sinistre e dei comunisti nel vecchio continente. Nel 1976 il Pci di Berlinguer conquistò percentuali vicine al 35% dei voti e in Francia il Pcf di Marchais aveva stretto un patto di unità d’azione con i socialisti di Mitterrand.
Il Pci, nel mirino di molti, non andò oltre la “non sfiducia” al governo di “solidarietà nazionale”, fragile esecutivo nel periodo più tragico del terrorismo e dell’eversione. In Italia, come fu poi confermato, operavano organizzazioni occulte di ispirazione neofascista largamente infiltrate dai servizi italiani e occidentali. E’ la lunga stagione della Rosa dei venti, di Gladio, dell’Anello, del Sid deviato. Ma anche elle Br e di Ordine Nuovo. Oltre che della P2. E lo stragismo doveva ancora colpire duramente.
































