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Reggio Emilia, 7 luglio 1960: allora come oggi fischia il vento e infuria la bufera

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1960-Reggio20EmiliaSono trascorsi ben 49 anni da quei tragici fatti del 7 luglio 1960, eppure dopo così tanto tempo, non solo ancora manca una giustizia per chi è morto e per i loro famigliari, ma dopo quasi mezzo secolo si riaffacciano prepotentemente sulla scena politica e sociale, i medesimi pericoli per la tenuta democratica che erano stati sconfitti proprio grazie a quella stagione drammatica ed esaltante allo stesso tempo.

In quel sette luglio 1960, a soli 15 anni dalla fine della lotta di Liberazione, tornavano al governo i fascisti dell’Msi di Giorgio Almirante ed una vera e propria sollevazione popolare, da Genova a Reggio Emilia, da Roma a Licata, sbarrò la strada ad una restaurazione del fascismo in piena regola.

 Protagonisti di quei giorni furono i ragazzi con le magliette a striscie, i figli della Resistenza che, memori del sacrificio dei loro padri, non avevano alcuna intenzione di riportare il Paese indietro di 15 anni, riconsegnandolo nelle mani di quei fascisti che i loro padri avevano sconfitto durante la guerra.

 Per questo manifestavano tutta la loro contrarietà nelle strade e nelle piazze. Manco a dirlo, la repressione fu durissima. A Reggio caddero sotto il piombo dei celerini di Scelba: Emilio Riverberi, Marino Serri, Ovidio Franchi, Lauro Farioli ed Afro Tondelli.

Eppure ancora oggi c’è chi mette in discussione la realtà di quei fatti, dopo 49 anni manca una giustizia per chi è morto manifestando pacificamente in una piazza, difendendo quei diritti di libertà e giustizia che ancora una volta erano messi in pericolo, ma nonostante tutto si vuole raccontare una verità contraffatta per miseri fini politici.

morti_reggio_emiliaIl prezzo pagato è stato davvero incalcolabile, ma purtroppo dopo mezzo secolo la volontà è quella di dimenticare, di cancellare e di sminuire l’importanza di quanto si ottenne negli anni a seguire, con il sacrificio di quei 5 ragazzi.

Una pagina di storia amara, eppure dopo quei fatti, il consolidamento della democrazia nel nostro Paese ebbe un decisivo salto di qualità, nonostante si verificarono più avanti negli anni, altri tentativi, forse ben più pericolosi e nascosti per farla naufragare.

Oggi però, proprio nei giorni di questa ricorrenza, si sente nuovamente forte il pericolo di una deriva autoritaria. Non tanto perché al governo c’è nuovamente la destra, ma perché la destra in Italia non solo non ha ancora e definitivamente rescisso i legami con il fascismo, ma anzi ne ripropone, sottoforma di leggi, le medesime storture ed i medesimi effetti nefasti.

 Viene vietato l’utilizzo delle piazze della nostra città per qualsiasi tipo di manifestazione nelle giornate di sabato e domenica, in barba a tutti i dettami che sancisce e garantisce la nostra Costituzione.

Si vota inoltre un decreto, detto “decreto sicurezza”, che di sicurezza non ha assolutamente nulla, ma attraverso il quale si colpiscono violentemente i disperati, i deboli, quelli che per comodo si vuol far credere siano i veri usurpatori della sicurezza di tutti noi. I clandestini!

 Ma i veri criminali della nostra terra, i farabutti, i mafiosi, i padroni che mandano a morire i loro operai per neanche mille euro al mese, quelli possono stare tranquilli, non li tocca nessuno!

 Con quel decreto addirittura si delega a “volenterosi” cittadini con la voglia di menar le mani, la facoltà di garantire la sicurezza di tutti noi, tagliando però mezzi e fondi a chi dovrebbe realmente vigilare sulla sicurezza degli italiani.

 Ed infine con quel decreto si ripropongono a 71 anni di distanza le leggi razziali, stavolta non ai danni degli ebrei, ma di coloro che approdano per disperazione in Italia, in cerca di un futuro migliore di quello che nemmeno avrebbero nei loro paesi di provenienza.

In quel luglio di 49 anni fa, la reazione fu imponente e decisiva per mantenere saldo il timone della democrazia nata dalla Resistenza.

Oggi invece l’opinione pubblica è parecchio distratta e confusa, le coscienze degli italiani appaiono ancora troppo intorpidite da un populismo, per non dire da un vero e proprio fascismo, incapaci di avere alcun sussulto di indignazione o di vergogna, se viene votata una legge che impedisce ad una madre clandestina di riconoscere il proprio figlio. Nemmeno i nazisti erano arrivati a tanto contro gli ebrei.

 Per questo non bisogna smettere di ricordare e di raccontare, la storia del 7 luglio 1960 ha tanto da insegnare, ma purtroppo e Gramsci insegna, nessuno sembra aver imparato nulla.

Alessandro Fontanesi da www.anpireggioemilia.it

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