“L’anticomunismo degli Stati Uniti ha dominato in Italia la parabola tragica della cosiddetta Prima Repubblica (1945-1993). Le prove emerse negli ultimi dieci anni dimostrano come in questa guerra sotterranea e non dichiarata l’esercito Gladio, diretto dal servizio segreto italiano e alleato al terrorismo di destra, fu pesantemente coinvolto. In assenza di un’invasione sovietica le unità paramilitari segrete allestite dalla Cia furono impiegate per portare a termine manovre interne e manipolare il quadro politico del Paese”.
Nel suo “Gli eserciti segreti della Nato” (2005, Fazi Editore), lo studioso Daniel Ganser descrive così il ruolo di Gladio in Italia, di quell’esercito clandestino istituito nei paesi aderenti al Patto Atlantico col compito di combattere una guerra “partigiana” contro un’ipotetica invasione sovietica in realtà impegnato a organizzare la guerra non ortodossa contro il Pci.
Tuttavia non stupisce che il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, abbia ripresentato al Senato un disegno di legge per far riconoscere il servizio prestato dagli appartenenti alla “disciolta struttura paramilitare italiana, nota in Italia come Gladio, inquadrata nella Nato”.
Il senatore a vita è stato infatti uno dei principali protagonisti di quella stagione che venne alla luce nell’agosto del 1990 quando Giulio Andreotti, allora presidente del Consiglio, rivelò l’esistenza di Gladio, nata ufficialmente il 28 novembre 1956. Per il senatore a vita Cossiga i volontari di Stay Behind dovrebbero essere equiparati alle altre associazioni d’arma riconosciute dal ministero della Difesa.
Solo in Italia possono accadere queste cose perché sulla natura e sul ruolo di Gladio, dopo il polverone suscitato dalla notizia della sua esistenza, si è passati all’oblio. Eppure quella struttura paramilitare ha molti scheletri nell’armadio di cui non è giusto menar vanto.
Molta documentazione ufficiale è stata distrutta e restano numerose zone ombra. Ricorda lo storico Giuseppe De Lutiis, il massimo esperto di servizi segreti in Italia, che quando Andreotti (agosto 1990) annunciò di voler parlare di Gladio alla Commisione Stragi “da Roma partì l’ordine di distruzione di tutti quaderni dei gladiatori che avevano seguito esercitazioni e corsi presso la base di Capo Marrargiu”.
I quaderni trovati sono stati soltanto 622 mentre è unanime convinzione che i “gladiatori” siano stati molti di più.
Sin dalla Liberazione l’Italia assistette al proliferare di numerose organizzazioni segrete anticomuniste da utilizzare nella guerra fredda “a bassa intensità” oppure “non ortodossa”. Nelle zone di confine con la Jugoslavia di Tito furono collocate diverse formazioni semiclandestine. Dall’Associazione Partigiani Italiani (formata a Gorizia da partigiani anticomunisti e dotati di struttura palese e occulta) ai Fratelli d’Italia sino alla Osoppo. Questa formazione, ufficialmente disciolta il 4 ottobre 1956 contava circa seimila effettivi e quattro anni dopo assunse la denominazione di Organizzazione “O”, un organismo militare segreto.
Gladio fu un pericolo per la Repubblica? Ricorda De Lutiis che tutti i dirigenti dei servizi e di Gladio hanno sempre affermato che il compito esclusivo della struttura era un intervento “dietro le linee”. Tuttavia i documenti sequestrati nell’archivio della VII Divisione del Sismi “contraddicono queste affermazioni”.
Infatti tra le poche carte salvate, emergono quelle della Esercitazione Delfino che simulava un’azione di contrasto alle attività del partito comunista italiano.
Licio Gelli ha “autorevolmente” confermato che “lo scopo di Gladio e di altre organizzazioni simili che esistevano in ogni paese dell’Europa occidentale era di contrapporsi a un’invasione dell’Armata Rossa o all’ascesa al potere, mediante colpi di Stato, dei partiti comunisti”.
Eppure Cossiga da anni dichiara che Gladio “era una cosa perfettamente lecita, anzi doverosa e senza doppi fondi”.
Nella lettera in cui rivela l’esistenza di Gladio, Andreotti ammette che negli anni dal 1974 al 1976 (gli anni di maggior crescita elettorale del Pci) l’intera pianificazione di Stay Behind prevedeva “unità di guerriglia (udg) dislocate su diverse zone del territorio nazionale e non più sulla sola fascia alpina nord orientale; reti di azione clandestina (rac); nuclei (nu) da crearsi in zone particolarmente sensibili per l’attività di esfiltrazione”.
Andreotti racconta che dal 1963 l’intelligenze americana provvide a rifornire di armi le strutture paramilitari italiane “confezionate in speciali involucri” che dal 1963 furono interrati “in appositi contenitori”. I nascondigli si chiamavano Nasco ed erano così distribuiti: 100 nel Friuli, 7 nel Veneto, 5 in Trentino, 11 in Lombardia, 7 in Piemonte, 4 in Liguria, 2 in Emilia Romagna, 1 in Campania e 2 in Puglia. In Sardegna esiste base di Capo Marrargiu sulla costa sud di Alghero definita Centro addestramento guastatori (Cag).
Il senatore Pellegrino, ex presidente della Commisione Stragi, ammette “che quello che sappiamo non è tutto quello che si sarebbe potuto sapere” e che “la Gladio che conosciamo non esaurisce questo mondo segreto, sotterraneo”.
Colpisce infine quanto affermò l’ex senatore Valter Bielli: “gli americani hanno interferito per impedire che il Pci potesse giungere al potere con metodi democratici”. Ed è giusto che questi tentativi siano ora ammessi.
































