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La feroce restaurazione del cemento. Il nuovo assalto alle coste della Sardegna

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la_maddalenaLa Sardegna sta vivendo una fase pesantissima di restaurazione. Una reazione termidoriana che sta umiliando l’istituto autonomistico rimettendo in discussione conquiste di civiltà e diritti. Lo stesso presidente regionale Cappellacci ha ammesso il basso profilo tenuto in questi mesi, senza rendersi conto che forse è il massimo che lui e la sua coalizione possono produrre.

Non affronteremo qui la latitanza e la complicità della giunta di destra sulle vicende dello scippo dei fondi per le bonifiche dei siti industriali dirottati sull’Alitalia patriottica. Quattrocento milioni a spese dei contribuenti per aiutare i soliti noti.

Né ricorderemo l’assenza della giunta sulla vertenza per la salvaguardia di ciò che resta della chimica o per riportare in Sardegna qualche spicciolo dei fondi Cipe scippati letteralmente da Berlusconi. E non abbiamo più animo per riproporre lo scandalo dello spostamento del G8 relativamente ai lavori che sta compiendo un’azienda di Emma Marcegaglia a La Maddalena.

Questa volta vogliamo azzardare un parallelo tra due regioni sideralmente lontane per quanto riguarda il modo in cui sono governate, Sardegna ed Emilia-Romagna. Il raffronto è questa volta
su una sola questione: l’urbanistica.

Prendiamo l’Emilia-Romagna come primo esempio. A fine giugno l’assemblea legislativa di quella regione ha approvato nuove norme urbanistiche che riducono la burocrazia e mettono in primo piano la qualità delle costruzioni, il risparmio energetico, la sicurezza sismica e la garanzia di quote di edilizia residenziale sociale. In pratica rivoltano come un calzino il piano-villette tanto caro a Berlusconi e al suo condono camuffato.

La nuova legge urbanistica rivede il sistema della tutela e del governo del territorio alla luce delle esperienze dell’ultimo decennio. Bisogna sapere, infatti, che l’Emilia-Romagna è una regione ad alto tasso di sviluppo e ad altissima propensione a consumare territorio, divorato da edilizia residenziale e imprese. Un cancro difficile da estirpare, un prezzo salato dello sviluppo.

La nuova legge certamente semplifica la burocrazia e le procedure per le opere pubbliche ma di fatto impedisce quel poco di abusivismo che pur si alligna nelle pieghe dei controlli. Avanza cioè un processo di pianificazione e di cooperazione con gli enti locali che trasforma la proposta del governo sul cosiddetto piano casa da norma derogatoria a occasione per riqualificare il territorio.

Pianificazione urbanistica comunale e piano territoriale regionale avranno tre cardini: regole, legalità, responsabilità. Per cui se si vorrà costruire una strada dai tre-quattro passaggi burocratici ne servirà uno soltanto. Ma i comuni a loro volta dovranno istituire demani comunali di aree edificabili per edilizia sociale.

costa20turheseVeniamo ora alla Sardegna. Soru e la sua legge di tutela erano diventati un esempio in tutta Italia. La prima preoccupazione del proconsole di Berlousconi è stata infatti di cancellarne persino il ricordo. Esultano speculatori e costruttori per la nuova febbre edilizia che sta attraversando la classe “compradora” messa a cuccia negli ultimi cinque anni.

La conclusione del confronto sul Ppr targato Cappellacci profilano un autentico colpo di mano contro le coste sarde. Si ritorna alla salvaguardia limitata ai soli trecento metri dal mare, si cancellano le procedure salvacoste, si apre di fatto alla mega speculazione di Costa Turchese cara alla famiglia del premier. Spunta persino un piano-alberghi. Il tutto condito con premi in cubatura per le imprese virtuose.

Il nuovo assalto del partito degli affari alle coste è cominciato. La Sardegna saprà respingerlo?

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