di
Sandro Roggio
“Gli alleati saranno ricevuti a Palazzo Grazioli”; “Berlusconi ha convocato a Palazzo Grazioli questo o quella”. La casa romana di Berlusconi è di nuovo il baricentro della vita politica. Era prevedibile.
Colpisce che questa doppiezza sia ben accolta ( Palazzo Grazioli maiuscolo), e che passi il messaggio proprio come serve a Berlusconi e a chi la frequenta ( c'è chi esce dal retro di casa Berlusconi, ma meglio dire dalla porta secondaria di Palazzo Grazioli). Non si dice che quel palazzo è una lussuosa casa privata; e non una succursale di Palazzo Chigi. L’informazione penetra come serve, è l'implicito che conta come nelle più accorte pubblicità.
La casa del premier, come ieri quella del principe, è il luogo delle decisioni vere. Tutto succede lì. Nelle altre sedi – fliali ?– si confermano decisioni prese nella casa romana o in Gallura ( ne ha scritto Eugenio Scalfari di recente).
In fondo in Italia i palazzi pubblici sono stati marginali nell’attività politica ( di più in alcune fasi). Hanno contato le sedi dei partiti ( fino ai tempi di Botteghe Oscure/Piazza del Gesù, ecc.); e anche qualche suite di albergo.
Mai come ora abbiamo avuto la sensazione di un ritorno ad antiche consuetudini: quando le stanze dei palazzi, facevano da sfondo a faccende private e ad affari di stato in un incomprensibile intreccio, e le comunità ignoravano le fattezze dei luoghi dove si decideva spesso della vita o della morte di qualcuno.
Insomma il potere è stato a lungo amministrato senza che vi fosse un confine tra case private e sedi istituzionali, spesso coincidenti. Il potere aveva allora poca convenienza ad esercitarsi fuori dalle mura domestiche; il palazzo del signore era bello e comodo più di qualsiasi luogo aperto al pubblico; soprattutto buono per tutti gli usi: oltre agli ambienti privati vi erano locali destinati alle cerimonie e agli incontri solenni. Ogni occasione era buona ( un banchetto, una festa in maschera, una notte d’amore) e ogni stanza adeguata.per prendere decisioni.
Cosimo dei Medici, pensava il complesso degli Uffizi come estensione del Palazzo Vecchio per trasferirvi il suo studio nei piani alti e le le magistrature ai piani terra, che così potrà controllare più agevolmente. Poi tutte le regge sono state progettate come organismi autosufficienti per rappresentare l’autorità incondizionata del sovrano: accentrare la parola d’ordine.
Ma non è più così dopo le rivoluzioni: dovrebbero farci un po' di attenzione gli organi di informazione. Il regime antico è finito da un pezzo. E fare apparire la casa del presidente come il motore di ogni iniziativa, ha l’aria di una goffa voglia di restaurazione. (Secondo Joe Klein, del “Guardian” Berlusconi è “un despota benigno di un regno virtuale progettato da lui stesso”; ma chissa). E se intanto cominciassimo a chiamare quel palazzo “la casa di Berlusconi”? Troppo irriguardoso? In fondo ai tempi di Prodi si diceva che aveva passato il fine settimana nel suo appartamento di Bologna.
































