In occasione del 65° anniversario della battaglia di Canolo, di fronte alle più disinvolte revisioni del passato, credo sia doverososo, oltre che opportuno, ricordare quei giovani che scelsero con consapevolezza la parte giusta per la quale combattere, non di certo al soldo della repubblichetta di Salò, ma con la Resistenza, consapevoli che ciò avrebbe comportato anche il sacrificio più estremo.
L'inverno a cavallo tra il '44 ed il '45, estremamente rigido e nevoso, sembrava essere il più tenace alleato dei nazifascisti, non bastasse questo a mettere duramente alla prova la Resistenza, in quel mese di gennaio si moltiplicarono le fucilazioni ed i rastrellamenti che portarono alla morte di Angelo Zanti, Vittorio Saltini, Pasquino Borghi, solo alcuni dei nomi più importanti. Ma sono centinaia i nomi oggi sconosciuti ai più, donne e uomini che definire eroici è fors'anche riduttivo.
La sera del 24 gennaio 1945 a Canolo, in una casa di latitanza in località via Carbonieri, erano alloggiati diversi comandanti partigiani, tra i quali Egidio Baraldi, intenti a preparare un'imboscata al nemico, prevista per il giorno seguente. Forse e causa di una soffiata, l'abitazione fu presto circondata, i partigiani colti di sorpresa nel sonno e dopo una prima iniziale esitazione, sferrarono una durissima resistenza. Così asseragliati in un'abitazione tanto piccola ed esposti al fuoco infernale dei nazifascisti, capirono ben presto che l'unico modo per salvarsi era quello di tentare la sortita. Così fecero, ma nella corsa verso la salvezza caddero Vasco Guaitolini "Biavati" e Abbo Panisi "Nelson".
Biavati di origine contadina, fu uno dei primi organizzatori della Resistenza nella bassa reggiana, Intendente di Brigata, uscito dalla porta corse incontro ad una mitraglia, deciso a ridurla al silenzio, lanciò una bomba a mano che però non esplose, si fermò sorpreso ed in quell'attimo un colpo di moschetto al capo lo freddò facendolo stramazzare al suolo. Abbo era invece di origine bracciantile, aveva appena diciotto anni, cadde in quel giorno con l'arma in pugno. Uscito dalla casa saltò una siepe metallica, scivolò sul ghiaccio e la neve battendo la testa contro un paletto di ferro. Rimase stordito e invece di proseguire la corsa, tornò a saltare la siepe finendo crivellato dai colpi delle armi automatiche. Non paghi, i tedeschi per sfogare il loro livore, tolsero ad entrambi le scarpe e spararono alcuni colpi ai piedi anche dopo morti.
Con il loro comportamento, grazie al quale distolsero l'attenzione del nemico dalla maggior parte del gruppo degli assediati, permettendone la salvezza, Guaitolini e Panisi verranno decorati entrambi con la medaglia d'argento alla memoria. In un momento così travagliato e di crisi del nostro Paese, sento di dire senza timori di smentita, che oggi come allora è possibile trovare nell'unità di quei valori che animarono e resero forte la Resistenza, l'inegnamento e le ragioni per un futuro di reale e mai raggiunto cambiamento.
Alessandro Fontanesi
ANPI Reggio Emilia
































