Il ricordo del comandante partigiano "Eros" è più forte degli sciacalli
Dopo le volgari ed insulse accuse rivolte in quest'ultimo periodo al comandante partigiano Didimo Ferrari "Eros", Commissario Generale del Comando Unico e figura di grande rilievo della Resistenza reggiana, credo sia doveroso tracciarne un breve ricordo, proprio in occasione dei 50 anni della sua morte.
Giovane bracciante antifascista fu tra i primi a schierarsi apertamente contro il fascismo e a prender parte all'organizzazione comunista clandestina, caratteristiche che per l'epoca gli valsero un primo arresto e non ancora ventenne l'incontro con il Tribunale speciale. Successivamente condannato a cinque anni di confino trascorsi a Ponza ed alle Tremiti, passato poi dal carcere dei Servi, Eros divenne uno dei promotori della Resistenza reggiana, assumendo già nella primavera del '44 il ruolo di Commissario.
Decorato con la medaglia d'argento per il ruolo determinante nella battaglia di Cerrè Sologno del 15 marzo '44, dove guidò vittoriosamente una settantina di giovani partigiani perlopiù inesperti e male armati e con i comandanti Cocconi e Barbolini rimasti feriti. Eros morì a soli 47 anni il 7 ottobre 1959, dopo averne passati ben 10 tra carcere e confino, non perchè criminale, codardo o vigliacco, come altrettanto codardamente e vigliaccamente si vuol far credere dopo mezzo secolo, ma per il suo essere convintamente comunista ed antifascista, cosa che evidentemente dopo così tanto tempo ed alla luce della storia, tocca nel vivo proprio coloro che oggi tributano croci e onori, in memoria di quanti in camicia nera non indugiarono a torturare, violentare e sterminare a più non posso in nome della "Patria" del Terzo Reich.
Alessandro Fontanesi
Su www.anpireggioemilia.it si può scaricare il Notiziario Anpi che contiene un articolo di Antonio Zambonelli su “Eros”.
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