Il processo imminente che si aprirà il mese prossimo a Verona per la strage nazifascista compiuta a Cervarolo (furono trucidati 24 civili) , non solo servirà per ottenere quella giustizia che manca da oltre 65 anni per quanti vennero brutalmente sterminati e per i loro famigliari, ma in un qualche modo placherà forse una volta per tutte le provocazioni di qualche "ricercatore" nostrano in merito a quella vicenda.
Provocazioni contro la Resistenza e i partigiani che si ripetono ormai sfacciatamente con frequenza programmata, in sfregio alla verità storica e ad ogni elementare rispetto umano, per quanti caddero innocentemente per la libertà di tutti e per chi vive nel ricordo di quelle persone care, vittime non tanto della sorte avversa, ma del progetto psicotico di morte attuato dai nazisti con la servile complicità dei fascisti italiani in camicia nera.
Un progetto, quello nazista, che è bene ricordare, si è retto sullo sterminio dei popoli e sulla guerra ai civili, al quale i fascisti prima ed i repubblichini poi, non mancarono di dare il proprio decisivo contributo, tanto era l'amor di patria che portavano nel cuore.
Spingersi in un goffo tentativo omologante tra carnefici e vittime come si sta facendo da diversi anni soprattutto in questa provincia, fa pensare più che di ricostruzione storica o di umana pietà, di cui tanto amano riempirsi la bocca i fascisti locali, a vera e propria apologia del nazismo.
Le efferatezze della divisione Hermann Goering a Cervarolo, non rappresentano infatti una semplice parentesi, ma appartengono a quella locica perversa ed assassina di guerra ai civili, messa in atto in Jugoslavia, in Unione Sovietica ed in tutta l'Europa occupata dai tedeschi, così come durante l'occupazione italiana in Africa, in Grecia, in Albania, a Fiume e nella Dalmazia.
Lo sanno bene le genti di Costrignano, di Monchio, di Susano, che in quello stesso mese di marzo del 1944, ebbero a toccarlo con mano; le devastazioni, la carneficina come strumento per il prevalere di una folle logica di morte e di un preciso disegno politico. Quale rappresaglia? Odio e sterminio come metodo, perchè il fine era una società autoritaria e sanguinaria. A tutto questo i fascisti italiani non si sottrassero in alcun modo, anzi, collaborarono a più non posso per bastonare, violentare, uccidere e sterminare quanto e più dei nazisti. Ed è bene che se lo ricordino quelli che dopo 65 anni anni, guardano al fascismo come ad un periodo storico dove regnava ordine e sicurezza.
Questa è la nuda storia, fatta anche dai caduti per rappresaglia e delazione che ricorrono nei luoghi di Bettola, Legoreccio, Fellegara, Sesso, Manno, Bagno, Gatta, Cadè, Campagnola, Rio Saliceto, Calerno o la fucilazione dei Cervi, dell'anarchico Zambonini, di Don Pasquino Borghi e di tutti i torturati ai Servi e a Villa Cucchi, ai deportati in seguito alle leggi razziali. Questo è stato il fascismo in Italia ed in ogni altro angolo del mondo.
Tutt'altra cosa è l'umana pietà che va egualmente riconosciuta anche a chi combatteva dalla parte sbagliata, tuttavia sempre proteggendo ogniuno dei simboli che testimoniano l'orrore della guerra. E' quanto impone la storia e la verità, un impegno che noi che siamo venuti in seguito, dobbiamo a quanti caddero per la nostra libertà e per quella di chi oggi sostiene il contrario, senza altre becere strumentalizzazioni.
A ben vedere, la democrazia che i Padri della Costituzione hanno forgiato con la Resistenza e che ci hanno consegnato, dopo 60 anni è talmente ampia ed attuale che permette pure le patetiche farneticazioni di qualche storico.
Alessandro Fontanesi e Marcello Rinaldi
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