Il burqa islamico non è il benvenuto in Francia perché non è un simbolo religioso bensì un segno di asservimento per le donne. Queste parole del presidente Sarkozy possono essere condivise e risultano valide anche in tutti i Paesi occidentali.
Il velo è solo apparentemente un simbolo religioso, in realtà è la dimostrazione plastica evisiva dell’oppressione maschilista e familista sulle donne. Accettarlo anche da noi non significa dare prova di magnanime e illuminata tolleranza, quanto di debolezza e pigrizia intellettuale mascherata da rispetto e integrazione.
Il velo è il simbolo di una volontà di fare arretrare la condizione delle donne e i diritti civili nell’Occidente. Quante lotte hanno fatto le donne italiane ed europee per cambiare il diritto di famiglia? Da poco più di un trentennio perché la concezione della donna imposta dalla Chiesa cattolica e dalla Dc era legata a un’idea di subalternità e sottomissione.
Il nostro era un Paese dove esisteva il delitto d’onore. Il nostro è un paese dove il premier considera le donne una merce e lui ne è l’utilizzatore finale. L’Italia ha da soli quarant’anni una legge che istituisce il divorzio, da molto meno quella che consente l’aborto. Siamo ancora indietro sulla procreazione assistita e sul fine vita, cioè i temi etici che chiesa e clerico-leghisti el Pdl vogliono negarci.
Lotte e mobilitazioni delle forze democratiche hanno fatto avanzare l’Italia e sconfitto le tesi più oltranziste e confessionali anche se il governo attuale predica bene e razzola male con i suoi vizi privati e pubbliche virtù. Ma l’idea di una sottomissione dei cittadini a dettami di carattere religioso ed etico esiste ancora.
E’ quello che vogliono, in singolare coincidenza con i clerico-fascisti italiani, anche i mullah, le cosiddette autorità religiose islamiche. Sono gli stessi che hanno preteso di affiancare persino corti islamiche ai tribunali del Regno unito. Sono gli stessi che vogliono imporre il velo come elemento di sottomissione e separatezza, che predicano la violenza sulle mogli da parte dei mariti.
No, il velo non può essere una bandiera di tolleranza e rispetto. Va visto per quello che è realmente: un simbolo di oppressione e violenza, una volontà di separare le donne islamiche dal resto delle donne, di allontanarle dalla partecipazione democratica, di chiuderle in un ghetto.
Molti di questi mullah, spesso improvvisati imbonitori, accarezzano l’idea di una separazione tra le comunità per poter governare la loro con metodi, leggi e regole al di fuori della Costituzione. La sinistra non deve avere timore di impegnarsi per conquistare alla causa della democrazia e della civiltà del diritto settori di immigrati plagiati dai dettami religiosi oltranzisti.
Lo Stato, con i fascio-leghisti al governo, ora fa la faccia feroce con gli immigrati mentre dovrebbe presentare il volto sereno dei diritti e della democrazia. Il velo si strappa solo con più diritti, più democrazia. Questa è la sfida futura.
































