Gli editoriali di Minzolini al Tg1 che anticipano i desideri del premier
Mai un direttore del Tg1, nemmeno negli anni della Dc trionfante, si era spinto sulla strada senza ritorno di Augusto Minzolini. L’uomo scelto dal premier inventore degli editoriali che invece di sottoporre al necessario controllo chi governa ne canta le lodi.
Ma non si tratta solo del sostegno acritico dell’esecutivo in carica. Minzolini va oltre: individua e aggredisce gli avversari, veri o presunti, del centro destra. Il direttore del Tg1, scelto direttamente da Berlusconi in un vertice a Palazzo Grazioli, ha deciso che la sua gestione dovrà essere ricordata come quella che ha trasformato un telegiornale istituzionale e pagato da tutti, in un plumbeo, arrogante, fazioso e supponente organo di partito.
Minzolini anticipa e accompagna le mosse del suo protettore. Sa cosa desidera Berlusconi. E lo sostiene zelante e volenteroso nella campagna contro l’indipendenza della magistratura e della libera stampa. Confeziona micidiali attacchi-bomba ai giudici palermitani, alla stagione di Mani Pulite, alla mobilitazione dei giornalisti. Persino esponenti di partiti di opposizione sono rampognati.
Tutta l’affannosa attività di Minzolini tende a sostenere le opinioni e la vulgata di una certa destra italiana, quella stanca dei magistrati indipendenti, di giornalisti appassionati, di istituzioni che remano contro il premier, di sindacati non compiacenti.
Nel Paese virtuale che Minzolini ha in testa non esiste la crisi economica, il malessere sociale, il degrado istituzionale. Solo cattivi personaggi che invece di lodare un governo capace, osano combatterlo. Che ingrati! Non esiste per lui un premier inquisito e alle prese con gravi problemi personali da imbarazzare persino la Chiesa. No, in campo c’è l’immagine di un uomo coraggioso e capace che sta combattendo una titanica battaglia contro la sinistra, il sindacato, ciò che resta della libera stampa e i contrappesi istituzionali. Il resto è invidia o gossip.
E’ evidente che nel Pantheon di Berlusconi, oltre a Licio Gelli, c’è Bettino Craxi. Così’ Minzolini lo beatifica in un editoriale assolvendolo dei suoi peccati in prima serata. Paragonandolo persino a papa Giovanni Paolo II.
Follia, impudenza, arroganza. Sicurezza dell’impunità certamente. Illusione di rappresentare una sola parte politica e un filone culturale. Volontà di fare piazza pulita di una certa idea dell’Italia, quella del lavoro, dei diritti, della Costituzione. Queste le idee guida dell’ex giornalista di gossip istituzionale.
Di Minzolini comunque non resterà molto. I suoi editoriali sono scritti sulla sabbia e la sua stagione, come quella del suo protettore, saranno forse citati nelle cronache future come una delle malattie della nostra traballante Repubblica. Nell’eterna battaglia tra guardie e ladri lui ha già scelto dove collocarsi.