Quando il 25 ottobre del '45 papà Cervi prese la parola per tributare ai sette figli l'ultimo doloroso saluto, durante i solenni funerali in quel di Campegine, con lungimirante saggezza ebbe a dire: "Non chiedo vendetta, ma giustizia...Dopo un raccolto ne viene un altro. Andiamo avanti".
Il vecchio Alcide, uomo del secolo passato, non era certo un visionario, ma un uomo che conosceva bene la sua terra, la sua gente e gli ideali per cui i figli avevano dato la vita; gli anni a seguire infatti, hanno dimostrato quanto la martoriata famiglia dei Cervi abbia saputo guardare con intelligenza al futuro.
Dopo il nonno vennero le mogli, poi prese forma la casa-museo, quindi fu il turno dell'indimenticabile Maria, figlia di Antenore, che testimoniò la vicenda famigliare fino ai giorni nostri. Come aveva auspicato il vecchio Alcide, i morti hanno saputo ispirare i vivi e quel famoso raccolto di frutti ne ha prodotti davvero tanti. Ricordare indefessamente dopo 66 anni sempre con tanta partecipazione, non è cosa da poco visti i tempi che corrono.
Certo non è forse questa l'Italia a cui avevano guardato i sette fratelli, in questo Paese ancora manca quella giustizia che papà Cervi chiedeva non solo per i figli, ma idealmente anche per tutti quelli che lottarono e morirono per la liberazone durante la Resistenza. Recitando le parole di una famosa epigrafe: "sono tornate da remote caligini, i fantasmi della vergogna, troppo presto li avevamo dimenticati"; questo per dire che l'Italia voluta dai Cervi non è certamente quella dove fascismo ed antifascismo vengono confusi in un orribile minestrone di ipocrisia, menzogna ed opportunismo politico.
I fratelli Cervi erano contadini che già allora avevano precorso i tempi e la loro voglia di progresso ed emancipazione, sfocerà nella scelta di opporsi all'intolleranza, all'inciviltà ed alla violenza del nazifascismo. L'Italia del 2009 appare distratta e con poca memoria, ma così oggi come 66 anni fa, l'Italia dei fratelli Cervi è senza alcun dubbio quella che non teme di distinguere i quasi 300 mila partigiani, donne e uomini, che diedero cuore ed anima alla Resistenza, dai "volenterosi" in camicia nera che invece preferirono torturare, rastrellare ed uccidere per conto delle SS.
Alessandro Fontanesi
































