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Togliatti deve morire. Il luglio rosso della democrazia

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Il lavoro di Lecis è intrigante quanto basta per un testo noir costruito su un contesto tremendamente vero. Se testo e contesto sono questi, la logica conseguenza è che nelle 154 intensissime pagine del libro tesi e entitesi si rincorrono aprendo e chiudendo di continuo scenari suggestivi. Insomma la scrittura romanzata conduce verso la saggistica politica. Bel libro quello di Lecis, ci leggi uno spicchio d’Italia e la passione politica dell’autore… E resti con il tarlo del dubbio: ma quell’Antonio Pallante – l’attentatore che sparò a Togliatti il 14 luglio 1948 – era solo un anticomunista invasato o non invece lo strumento di un disegno provocatorio per dare il via ad una feroce repressione contro il Pci?
Onide Donati, L’Unità del 4 febbraio 2006

Un racconto in cui tutto è ragionevolmente possibile, nonostante la coltre di mistero che avvolge molte delle tristi vicende italiane: le pressioni clericali, la sponda americana agli anticomunisti, le armi pronte ad esser usate, i legami con la mafia.
Raffaella Angelino, La Rinascita, 23 dicembre 2005

Lecis è bravo sia a restituirci la dimensione storica (anche quella meno scientifica, e quindi più utile a cogliere aspetti non ufficiali), sia a raccontarci le differenze politiche e personali presenti all’interno di un Pci particolarmente rigido, nel quale il dissenso veniva espresso più sottovoce che non apertamente, a meno che non producesse scelte dichiaratamente fuori linea.
Stefano Tassinari, Liberazione del 13 novembre 2005

Agile romanzo storico in cui spy story e accurata ricostruzione documentale si mescolano, il libro di Lecis ci fa piombare in un’Italia dei misteri che, a quasi sessant’anni di distanza, appare meno lontana di qualche si potrebbe credere.
Kataweb Libri, 6 novembre 2005

Nell’Ottocento una cosa così si sarebbe chiamata un romanzo storico. Con la differenza che questi di Lecis somigliano piuttosto a compiuti reportage di giornalismo investigativo, nel cui svolgimento lo stesso versante di fantasia (cioè la parte “inventata”: che si direbbe inventata) è una quasi-realtà, qualcosa che non è accaduto ma sarebbe potuto benissimo accadere. O forse è addirittura accaduto ma lo sanno in pochi. I files dei “servizi” ne sono pieni.
Manlio Brigaglia, La Nuova Sardegna del 31 ottobre 2005


Dalla scrittura veloce e accurata di Lecis si leva un’aroma noir, un composto di irrequietezze insurrezionali e nostalgie restauratrici, connubi tra politica e malavita, giochi di ruolo tra potenze che scelgono come scacchiere un’Italia malconvalescente dal fascismo.
Celestino Tabasso, L’Unione Sarda del 3 agosto 2005

Qualcosa di più di una rievocazione storica, parole piane da leggere d’un fiato dove l’introduzione di personaggi fantastici fanno luce sugli angoli bui della nostra memoria democratica.
Giuseppe Marongiu, Il giornale di Sardegna del 10 settembre 2005

Personaggi che diventano i protagonisti di una storia raccontata con scrittura asciutta e accurata dove il 1948 viene affrontato e descritto come un noir politico: dalle armi nascoste dai due schieramenti contrapposti, alle elezioni el 18 aprile, alla spaccatura ell’Italia fino all’attentato a Togliatti.
Consumatori del settembre 2005

Il volume, inoltre, come in un puzzle, ricompone il ritratto di Palmiro Togliatti, partendo dal suo momento più fragile quando, colpito da Pallante, cade  e viene soccorso dalla compagna Nilde Iotti che cerca di proteggerlo. Un’immagine controbilanciata dalla sua immediata richiesta di tenere i nervi saldi, ai compagni che corrono per aiutarlo: “non fate fesserie”.
Carlo De Biase, Gazzetta del Sud del 4 ottobre 2005

Chi armò dunque la mano di Pallante? Il romanzo è fatto per raccontare e far riflettere e nel libro di Lecis le descrizioni non mancano… Fantasia e realtà si mescolano per fornire una storia che squarcia un velo: da quel 1948 venne fuori un’Italia assai diversa da quella sognata nel 1945 e dovranno passare decenni per recuperare una dimensione di democrazia moderna.
Estense.com  del 7 agosto 2005

… Eppure non c’è mitologia nel libro di Lecis, piuttosto la voglia di serbare memoria di un periodo politico tragico ed estremamente difficile, in cui però vie era anche una profonda pasione nella difesa dei propri valori. L’autore romanza la vicenda sulla scorta dei dati emersi negli ultimi anni, sia sul versante storiografico sia su quello giudiziario; certo non esistono prove che le cose siano andate realmente così, tuttavia l’ipotesi è costruita in modo attendibile, mette in ordine tasselli conosciuti e che altrimenti rimarrebbero sfasati, soprattutto ritorna su un’idea di retrodatazione della strategia della tensione.
Nicolò Menniti-Ippolito, Tribuna di Treviso- Nuova Venezia-Mattino di Padova del 29 agosto 2005

Un racconto che si snoda nell’Italia attraversata dal vento dell’insurrezione popolare esplosa in risposta all’attentato a Palmiro Togliatti.
Franco Carneri, Il Tirreno del 26 luglio 2005

Era il 14 luglio 1948 quando Antonio Pallante fece fuoco tre volte. Praticamente ieri. Vindice Lecis è andato a cercare i mandanti. E probabilmente li ha trovati.
Valentino Pesci, La Nuova Ferrara del 21 luglio 2005

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