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La resa dei conti

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“Rivoluzionari o riformisti? In fondo la Grande Scelta della sinistra italiana, o meglio dei comunisti italiani, fu fatta allora, in quegli anni che vanno dalla fine della guerra all’entrata in vigore della Costituzione. Inequivocabilmente, anche se non senza contraddizioni, scontri ,crisi di coscienza e identità. E La resa dei conti di Vindice Lecis va a scavare, anche se in forma di romanzo, in questo pezzo di storia d’Italia affascinante e contraddittoria… Una vicenda molto emiliana nei personaggi e nei luoghi, ma che va oltre l’Emilia. E soprattutto che non va rimossa perché, come dice Vasco nel capitolo finale “un popolo che dimentica da dove nasce la propria libertà non può sperare in un grande avvenire”.
Mauro Alberto Mori, La Repubblica del 19 aprile 2004


Giampaolo Pansa ci ha fatto dubitare, raccontandoci un’altra storia, fatta di violenza e morte, della moralità dei comportamenti partigiani, delle uccisioni di fascisti e collaborazionisti; una storia che non conoscevamo, che forse sospettavamo ma che sicuramente ci ha fatto riflettere sulla sua attendibilità. Perché a scrivere di storia non sono solo gli storici ma anche i propagandisti che, forti di un nome importante, ti trascinano nella loro verità. Ora Vindice Lecis nel suo La resa dei conti segue da vicino quella realtà, soffermandosi su quegli stessi omicidi commessi quando non era più tempo di farlo.
Laura Calandro, Il Mattino di Padova del 15 gennaio 2004

Un libro che aiuta a non perdere di vista la realtà storica dei fatti, in questi anni pervasi da una voglia di memoria condivisa che sa di revisionismo.
Mdg, Alto Adige del 6 marzo 2004

Gente che uccide quando non è più tempo di farlo. E gente che muore, in fondo, senza demeritarlo. E’ questo il garbuglio che qualcuno dall’alto ha posato sulla scrivania del commissario Antonio Sanna perché lo risolva e senza perdere tempo… Questo funzionario, dalla leggera aura berlingueriana, raro esemplare di sassarese silenzioso e austero, si mette amaramente a caccia di compagni che sbagliano attraversando in treno un’Italia dove già albeggia il presagio della guerra fredda, dove già la caccia ai dossier ingolosisce troppi personaggi.
Celestino Tabasso, L’Unione Sarda del 4 novembre 2003

Un giallo storico politico ambientato nei mesi immediatamente successivi alla Liberazione e ben addentro ai meccanismi – ormai ricostruiti piuttosto ampiamente da alcune ricerche storiche – delle Volanti Rosse costituite ai margini del “sottovoce”, vale a dire la struttura illegale del Pci. Quella che non ne voleva sapere né del disarmo né della pacificazione nazionale. Questo il retroterra della vicenda che Vindice Lecis ha fissato con la semplice efficacia del poliziesco, nel romanzo “La resa dei conti. Per fortuna che c’era Togliatti”. Ben delineato il mondo delle federazioni del Pci dove si muove Sanna, uomo dell’ufficio quadri di Roma che – ripetendosi da parte della Volante Rossa le esecuzioni di gerarchi fascisti rimasti nell’ombra – viene incaricato di investigare. E di sbrogliare la matassa dei “compagni che sbagliano”.
TuttoLibri La Stampa del 15 novembre 2003

Un libro importante, anche perché uscito in concomitanza con il controverso “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa, un testo incentrato su eventi analoghi, ma affrontati con uno spirito diametralmente opposto… “La resa dei conti” è un romanzo solido, capace di mischiare avvenimenti storici e dinamiche sentimentali, riflessioni politiche e profili psicologici riuscendo a cogliere (e a restituire) molto bene alcuni aspetti importanti del travagliato dopoguerra italiano, a partire da quell’atmosfera di libertà condizionata che, da allora in avanti, ha gravato sul nostro Paese.
Stefano Tassinari, L’Unità del 10 dicembre 2003

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