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Da una parte della barricata

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Una sorta di detective rosso, alle prese con problemi di coscienza dopo le rivelazioni di Krusciov, che finisce per incontrare il lato oscuro della Repubblica. Sembra una spy-story ma è la nostra vera storia.
Massimiliano Panarari, La Repubblica dell’11 marzo 2008

L’apporto più creativo dello scrittore è l’invenzione, assai verosimile, di un’indagine semiclandestina che il protagonista Antonio Sanna svolge su incarico dei sovietici e del Pci per smascherare l’organizzazione segreta di Gladio, costituita allora in funzione anticomunista. Potrebbe essere la sceneggiatura di un film del tipo di Piazza delle Cinque Lune, in cui Renzo Martinelli ha raccontato il caso Moro proprio come il frutto di una congiura ordita da Gladio. A Lecis, sassarese come Antonio Segni, Francesco Cossiga ed Enrico Berlinguer, la radice di quelle trame appare un po’ meno oscura, perché esse facevano capo a una base e ad un campo d’addestramento di 007 nostrani, fondata proprio in Sardegna.
Luciano Salsi, La Gazzetta di Reggio del 18 gennaio 2008

Sanna è un detective “stropicciato”, a metà fra il Marlowe alla Humprey Bogart e il compagno (sardo anche lui) di Bobo nelle vignette di Staino. Ma dentro è fatto tutto di ferro, e di ferro è la sua fedeltà al Partito e alla Grande Madre Russia staliniana. In effetti nel romanzo le investigazioni dalle parti di capo Marrargiu passano in seconda linea per lasciare il posto al dramma che si agita in Sanna alle rivelazioni del XX congresso del Pcus e soprattutto davanti all’invasione armata dell’Ungheria.
Manlio Brigaglia, La Nuova Sardegna del 27 dicembre 2007

Lecis ancora una volta utilizza le fonti della saggistica politica per imbastire un avvincente racconto ineccepibile sul piano storico.
Onide Donati, L’Unità del 12 gennaio 2008

Un investigatore atipico, militante del Pci, esponente del mitico (e riservatissimo) Ufficio Quadri del partito togliattiano che, nell’indimenticabile 1956 è chiamato a scoprire che cosa si muove nelle retrovie della Repubblica, nel cuore di tenebra della giovane democrazia italiana segnata dalla guerra fredda.
Lucio Bertoli, Libertà del 4 febbraio 2008

A Budapest l’Armata Rossa spazza via la rivoluzione di Nagy. Il Pci di Togliatti però non ha dubbi: deve stare da una parte della barricata, “quella del socialismo minacciato dall’imperialismo”. Da qui prende avvio il nuovo romanzo di Vindice Lecis con un giallo storico e politico, una spy-story che percorre il travaglio di Antonio Sanna.
Consumatori del gennaio 2008

Appena 156 pagine, ma ricche di fatti e di contenuti.
Gian Luca Bosi, Corriere di Romagna del 3 febbraio 2008

Sulla scacchiera disegnata da Lecis si muove innanzitutto il Pci e il suo è un movimento complesso, determinato dalle urgenze esterne e dalle molte e contraddittorie spinte interne tra militanti secchiani, filosovietici a oltranza, togliattiani pragmatici e spiriti inquieti… Ma la mossa del cavallo quella che spiazza, Lecis la riserva a un giocatore invisibile, un pezzo che per anni si è mosso sotto la scacchiera e solo in seguito è venuta allo scoperto: Gladio. E proprio sulle tracce della pedina fantasma che – tra colpi di scena, inseguimenti e ragionamenti – si muove Antonio Sanna.
Celestino Tabasso, L’Unione Sarda del 20 febbraio 2008

E’ sorprendente notare come Lecis, classe 1957, ricostruisca in modo folgorante modi di essere, di discutere, di acculturarsi di quadri intermedi e militanti di base comunisti, quei militanti, magari modesti muratori che però leggevano Rinascita e le Opere scelte di Lenin.
Antonio Zambonelli, Notiziario Anpi di Reggio Emilia del marzo 2008.

Lecis utilizza con estrema disinvoltura e profitto la tecnica della fiction: una successione di quadri che reggono la trama e con gli attori che dall’interno si muovono caricandola di sentimenti e che si scambiano dubbi e sensazioni, attraverso colloqui che si divorano in un attimo.
v.p., La Nuova ferrara del 2 gennaio 2008

Di questo autore abbiamo già letto e recensito un altro libro sull’attentato a Togliatti. Ma dopo aver letto questo siamo convinti che Lecis sia davvero un grande maestro nello scrivere di periodi della nostra storia contemporanea romanzandoli per renderli meglio godibili al grande pubblico che potrà  apprezzare le interessanti riflessioni sulla nostra memoria che ci propone l’autore… Un libro bello e interessante da leggere, un formidabile strumento di riflessione.
L’Arcilettore del 2 novembre 2008

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