
Chiudiamo gli occhi e immaginiamo, per un attimo, che al posto di Napolitano sia seduto sul Colle, Silvio Berlusconi. Non è un esercizio facile ma proviamoci almeno per poco. Le differenze tra i due sono talmente grandi e stridenti da rappresentare davvero due Italie diverse se non contrapposte.
Il primo ha sempre cercato l’unità della Nazione attorno a valori condivisi rispettando e difendendo la Costituzione e il bilanciamento tra i poteri. Napolitano non ama le passerelle, le volgarità, le battute goliardiche. Impersona, come il predecessore Ciampi, quell’austerità repubblicana che vigila con occhio attento su un paese spesso gaglioffo e smemorato. Tutto il contrario dell’animoso caudillo che siede sul consiglio di amministrazione di palazzo Chigi e considera gli italiani suoi dipendenti.
Le differenze tra i due uomini si sono rese drammaticamente chiare sabato pomeriggio. Il presidente Napolitano interpretando il sentire della parte sana dell’Italia afferma: “Quando oggi pensiamo e soffriamo per le vittime e per i danni del terremoto in Abruzzo non possiamo non ritenere che anche qui abbiano contato in modo pesante e abbiano contribuito alla gravità del danno umano e del dolore umano comportamenti di disprezzo dell’interesse generale e dell’interesse dei cittadini”.




di Sandro Roggio



























