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Feb 06th
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Politica

Il sonno della ragione degli italiani. Emergenza democratica se B. stravince le Europee

Il sonno della ragione degli italiani. Emergenza democratica se B. stravince le Europee

I fatti sono questi.
 Il Pil, la ricchezza prodotta dalla nazione, quest’anno crollerà di oltre cinque punti, un dato tra i peggiori nel mondo industrializzato.

  Le ore di cassa integrazione e le domande di disoccupazione hanno raggiunto livelli che non si ritrovano negli archivi dell’ultimo trentennio.

 La Fiat, la maggior industria italiana, si lancia sul mercato internazionale e vuole chiudere due fabbriche in Italia. E il governo gira la testa dall’altra parte.

 Il nostro Paese è pesantemente criticato dall’Onu e dall’Europa per la sua politica unilaterale e xenofoba verso gli immigrati. Anche la chiesa ha fatto sentire la sua voce in aperto dissenso.

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L'inferno delle tendopoli, quarantamila terremotati scoppiano. Gli spot sono finiti

L'inferno delle tendopoli, quarantamila terremotati scoppiano. Gli spot sono finiti

Dall’Abruzzo arrivano urla di dolore che, forse, dalle parti dei compleanni di Noemi non si sentono. Ed è doveroso tenere alta l’attenzione sulle sofferenze di quei cittadini vittime del terremoto prima che i riflettori si spengano del tutto.

Non c’è infatti ancora chiarezza sull’entità dei finanziamenti né sulla loro erogazione. Gli abruzzesi non sanno quanto potranno spendere per la ricostruzione e nessuno capisce la girandola di cifre sparate da Tremonti.

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L'isola sedotta e abbandonata non ride più. Cappellacci, due mesi di scippi e bugie

L'isola sedotta e abbandonata non ride più. Cappellacci, due mesi di scippi e bugie

di Giulio Calvisi
Il Presidente Cappellaci non ha certo iniziato nel migliore dei modi il suo mandato al governo della regione Sardegna.

 In soli due mesi di mandato la Sardegna ha visto cancellati sotto gli occhi inebetiti del proprio Presidente della Regione una serie di importanti conquiste della Giunta Soru . Le prime perdite : la Sassari Olbia e le opere collaterali al G8 di La Maddalena. La giunta precedente ed il governo Prodi avevano disposto un finanziamento con fondi Fas pari a 522 milioni di euro e l'inserimento di tali opere nella corsia accelerata delle procedure del G8.
 Con la giunta Cappellacci spariscono non solo le procedure accelerate ,ma anche le risorse. Scippo di opere e di risorse. Così,senza colpo ferire. Nella stessa riunione del CIPE che sancisce l'addio al sogno di fare la Olbia Sassari,spariscono anche 400 milioni che il vecchio governo aveva disposto per le bonifiche industriali ,in particolare per Porto Torres e nel  Sulcis.

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Un sondaggio che allarma: perché gli operai guardano a destra

Un sondaggio che allarma: perché gli operai guardano a destra

Gli operai votano a destra? Secondo un sondaggio pubblicato dal Sole 24 Ore il partito del premier raccoglierebbe il doppio di voti del Pd. In un panorama politico e sociale dove si stanno radicalizzando e rafforzando scelte e culture di destra, questo dato colpisce ma non sorprende. 

Michele Salvati, politologo ed economista di centrosinistra, ha affermato (a Ultime da Babele su Radio Uno) che nel passato gli operai votavano contro i padroni mentre oggi votano di volta in volta contro i rom, gli immigrati etc. Tutto questo grazie (o per colpa) della semplificazione politica e di linguaggio operata da Berlusconi.

Il sondaggio è impietoso. Nel duello delle professioni il Pdl otterrebbe il 42,9% tra quelle cosiddette elevate contro il 17,7% del Pd. Nel lavoro autonomo il 57,2% contro il 15,1%. Tra gli operai esecutivi il 43,4% rispetto al 22,4%, tra i disoccupati il 39,8% contro il 19,3%. Berlusconi trionfa tra le casalinghe col 52,5% mentre a Franceschini va solo il 20,2%. E la destra vince anche tra i pensionati: 38,7% contro il 33,4%. E’ davvero possibileche in tempi di crisi i lavoratori premino il governo più vicino ai ricchi della storia recente? E’ possibile.

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Forza Gnocca e gli impresentabili, le liste del Pdl come il Bagaglino

Forza Gnocca e gli impresentabili, le liste del Pdl come il Bagaglino

La signora Miriam Bartolini,  coniugata Berlusconi contestando apertamente il marito, chiamato affettuosamente Napoleone (la prossima volta gli metterà lo scolapasta in testa), ha messo in piazza il fangoso retroterra culturale del partito fondato e presieduto dal consorte.

Attaccando il “ciarpame” delle veline candidate, l’uso del corpo delle donne in politica utilizzate come contorno, ha demolito il mondo nel quale il Cavaliere si trova a proprio agio. Un teatrino glamour fatto di festicciole, compleanni, frequentazioni di stelline, gossip, pettegolezzi e regali costosi. Dove sono premiati gli avvocati del premier, i fisioterapisti del premier, le amichette del premier e così via.

Da Nilde Iotti a Stefania Prestigiacomo, ha detto Veronica azzardando un paragone crudele ma veritiero. Il paravento delle curve e della bellezza nasconde solo una concezione, un’idea, un sistema dei rapporti interni a quella simpatica caserma dalle persiane accostate che sembra essere il Pdl.

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Berlusconi scopre il 25 aprile con 64 anni di ritardo. Una goffa operazione di facciata

Berlusconi scopre il 25 aprile con 64 anni di ritardo. Una goffa operazione di facciata

Possiamo dire che il Berlusconi partigiano non ci ha convinto? Pur facendo soltanto, e tardivamente, il proprio dovere di cittadino, il presidente del consiglio si è mosso, il giorno della Liberazione dal nazifascismo, come un turista di fronte a un monumento sconosciuto. E ci è apparso cinico e poco sincero anche se il pensiero unico a reti unificate ci farà credere il contrario.

Ha parlato di cose per lui sideralmente lontane, di fatti e avvenimenti ignoti, di azioni di lotta che non ha mai apprezzato. E’ lo stesso Berlusconi che pochi anni fa a Porta a Porta diceva che avrebbe parlato con papà Cervi, morto da tempo. Che, poi, abbia scoperto con 64 anni di ritardo, il valore della Resistenza, è certo una buona notizia, ma che cela un veleno. 

Berlusconi il 25 aprile ha fatto soltanto tanta confusione. A Roma ha cercato di usare la  pietà per tutti i morti come la moneta valida per un riconoscimento degli aguzzini di Salò. Poi a Onna ha fatto retromarcia per precisare che non si trattava di equidistanza. E ancora, per dare un tocco di folclore, ha proposto di cambiare il nome della giornata in festa della libertà. Perché non festa di primavera o della gioia o della concordia?

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La Resistenza non si tocca. La Russa negazionista come Ahmadinejad

La Resistenza non si tocca. La Russa negazionista come Ahmadinejad

Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che la Resistenza e l’anniversario della Liberazione vengono messi nel mirino. Revisionisti storici, se non negazionisti integrali, puntano da decenni a sminuire e a rendere ininfluente dal punto di vista militare e politico l’apporto delle formazioni armate e dei partiti clandestini nella sconfitta del nazi-fascismo.

I tentativi di ridimensionare il ruolo della Resistenza hanno degli obbiettivi politici. Il primo scopo è quello di spezzare la traiettoria storica che collega direttamente la lotta di liberazione alla definizione della Costituzione repubblicana. Interrompere quel rapporto vuol dire rimettere in discussione i principi fondativi della Carta.

L’altro obiettivo è che, se proprio si deve ricordare il 25 aprile, lo si può fare dividendo i partigiani in buoni e cattivi. In democratici e totalitari. Intendendo come arruolati nella seconda categoria i comunisti.

La Resistenza italiana è stata un fenomeno peculiare in Europa. Anzitutto perché fu un movimento di massa, non legato solo a elite illuminate ma che coinvolse larghi strati di popolazione. La guerra di Liberazione ebbe una profondissima ramificazione sul territorio e il sostegno della popolazione. Non fu guerra civile ma la lotta di un popolo contro l’invasore e i suoi collaborazionisti.

Per questo motivo fu combattuta sulle montagne e nelle pianure, nelle città e nelle valli da una complessa e articolata struttura politica e militare. Divisioni, brigate, distaccamenti, Gap, Sap, Gruppi difesa della donna, Fronte della gioventù. Ma anche interi reparti dell’esercito inquadrati nel Cil.

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La Sardegna presa in giro, promesse elettorali già dimenticate

La Sardegna presa in giro, promesse elettorali già dimenticate

I quattro mori ora hanno la benda sugli occhi. Sono bastate poche settimane per rivelare la qualità del governo di Cappellacci Ugo, che si sarebbe voluto chiamare Cappellacciu, con quella u finale che fa tanto etnico, per far dimenticare, come gli ha perfidamente ricordato il suo predecessore sconfitto Renato Soru, di somigliare al protagonista del Truman Show. In quel film il personaggio principale svolgeva un ruolo senza rendersi conto che a guidarlo c’erano dei fili invisibili. Tirati da chi non c’è bisogno di ricordarlo ai nostri quattro amici lettori.

In poche settimane Cappellacci Ugo, il figlio del commercialista dell’attuale presidente del Consiglio, che ha vinto sull’onda di una campagna elettorale gestita direttamente da Berlusconi che – ha precisato – ci ha messo la faccia (la sua, non quella del semisconosciuto Ugo), ha già polverizzato un tesoretto di promesse elettorali. Vinte le elezioni Berlusconi ha staccato la spina e dimenticato la Sardegna.

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Ferrara e il centro sinistra: rischi e nemici (palesi e occulti)

Ferrara e il centro sinistra: rischi e nemici (palesi e occulti)

 Dario Franceschini nella sua Ferrara si gioca una delle partite più insidiose: la riconferma delle amministrazioni di centro sinistra che, ininterrottamente dal dopoguerra, guidano gli enti locali della provincia. Sarà meno scontato che in altre elezioni, almeno per il Comune capoluogo. Per la Provincia la Zappaterra sembra avere la vittoria in tasca da subito.

Serve una premessa. In questa provincia il Pd ha ricercato quella fusione di culture che, altrove, stentano a farsi contaminare. In Emilia-Romagna la storia ideale e quella materiale della sinistra (fatta di iscritti, sedi e apparati) del vecchio Pci da un ventennio ha traslocato prima nel Pds, poi nei Ds senza soluzione di continuità. Pds e Ds “erano” ancora il partito, quello fatto di idealità e passioni, di feste dell’Unità e disciplina, di voglia di battersi e orgoglio “riformista”.

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