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Verticismo e scarsa trasparenza, perché si è rotto il popolo viola

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popolo_violaDa un parte volano accuse di verticismo e scarsa trasparenza nel prendere le decisioni. Dall'altra si contrabbatte accusando invece chi critica di voler fare in realtà una scissione e di cercare soprattutto visibilità. E poi la pagina ufficiale del movimento su Facebook che viene chiusa ai commenti provocando così una mezza rivolta in Rete, inviti a San Precario a venire allo scoperto sostituendo l'ormai celebre nickname con un vero nome e cognome e alcuni esponenti del movimento che, controcorrente rispetto a quanto affermato finora, scelgono di candidarsi con l'IdV di Antonio Di Pietro e per questo vengono invitati a farsi da parte.

Sembra proprio essere finita la pace che solo fino a una settimana fa regnava dentro il Popolo Viola. Al punto che, a pochi mesi dalla sua nascita, ecco che il movimento che è stato capace di organizzare l'imponente NoBday del 5 dicembre scorso (restituendo a molte persone la voglia di fare politica) fa una cosa che è davvero tipica della sinistra, anzi del centrosinistra: dà vita a una corrente, Resistenza Viola, in contrapposizione al coordinamento nazionale del Popolo Viola eletto ai primi di gennaio a Napoli. «Resistenza Viola nasce dall'esigenza di trovare un luogo di aggregazione dove approfindire i temi che costituiscono il perno dei nostri obiettivi: la democrazia, la legalità, il rispetto e l'applicazione della democrazia», spiega il primo comunicato della corrente che ha anche aperto una propria pagina su Facebook che in pochi giorni ha raccolto più di duemila adesioni.

Pomo della discordia è una delle scadenze più importanti del movimento Viola, l'appuntamento indetto per il 27 febbraio a Roma per la manifestazione nazionale contro il legittimio impedimento. «Come e chi ha preso questa decisione?», si chiede Simonetta Zandiri, di Resistenza Viola. Nessuno, tra chi ha dato vita alla corrente mette in dubbio i contenuti e gli obiettivi del movimento: l'antiberlusconismo e la difesa della Costituzione sono e restano punti indiscutibili. Il problema semmai, accusano i «resistenti», è la velocità con cui, a livello di coordinamento nazionale, vengono prese certe decisioni. «Noi capiamo che la velocità è necessaria perché il caos della nostra politica la impone, ma non per questo bisogna saltare le regole, perché altrimenti non si discute mai nel merito delle cose».

Come, appunto, sarebbe successo con la manifestazione del 27 febbraio. «Venire a sapere dai giornali che è stato convocato un altro Nobday, a molti di noi non è piaciuto» continua Zandiri, che nega ogni volontà scissionista. «Però abbiamo sempre detto che il movimento viola deve essere molecolare, non ci deve essere un molecolone su tutto. Lo so che non è facile, perché la gestione della democrazia è un work in progress, ma le persone devono essere consultate».

Stando ai resistenti, invece, questo non sarebbe accaduto. Al punto che venerdì scorso, dopo che dubbi e critiche hanno cominciato a farsi sentire in Rete, la pagina del movimento è stata chiusa ai commenti, brutto gesto che sa tanto di censura deciso da San Precario, misterioso nickname a cui si deve la nascita del NoBday e responsabile della pagina viola. «Nessuna censura, San Precario ha chiuso la pagina dei commenti per evitare insulti e offese», spiega Franz Mannino, uno dei sei componenti il coordinamento nazionale dei Viola eletti a Napoli. Mannino si dice convinto che Resistenza Viola voglia in realtà arrivare a una scissione. «Alcune delle persone che hanno dato vista alla corente facevano parte del coordinamento interno dei gruppi viola, quindi erano a conoscenza delle decisioni».

Per Mannino tanto malumore sarebbe dovuto soprattutto a due fattori: «L'appuntamento del 27 è stato deciso da San Precario con il Popolo Viola di Roma senza neanche consultare il coordinamento nazionale, al punto ch anche tra di noi c'è chi non ha gradito questo modo di fare». Il secondo punto riguarda invece proprio il cordinamento. «Alcuni non lo accettano, ma è una struttura transitoria che serve ad arrivare al meeting del 21 marzo, quando tutti assieme diremo chi siamo e come e chi deve guidarci».

Duro con i «resistenti» anche Massimo Malerba, anche lui del coordinamento nazionale. «Hanno organizzato una corrente su contenuti che non capisco», dice. «Il coordinamento è l'unico organismo eletto e legittimato a rappresentare il Popolo Viola. Non riconoscno la decisione presa per il 27? E come avremmo dovuto prenderla? Usano questo argomento solo come pretesto per creare agitazione. Contestano al coordinamento di prendere decisioni unilateriali, ma loro hanno aperto una pagina su Facebook senza consultare i gruppi locali. Cercano solo visibilità».

Non la pensa così Simona Lanes, che proprio su Facebook spiega perché è nata Resistenza Viola. «Molti di voi si staranno chiedendo il perché di questa scelta. La risposta è semplice: l'orizzontalità sbandierata in questi mesi dal coordinamento nazionale non esiste». Mentre Donato Gregoriose la prende con San Precario: «Fatti riconoscere, così sappiamo con chi abbiamo a che fare. Quanto mi resta prima di essere bannato? Poco».

Carlo Lania da www.ilmanifesto.it

 

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