«E’ una manovra lacrime e sangue che colpisce la carne viva dei servizi e dei diritti dei cittadini, frutto delle scelte antisociali del ministro Tremonti». Dopo la rottura tra Regioni e governo, il presidente della Puglia Nichi Vendola (leader di Sinistra e Libertà) denuncia «la crisi istituzionale senza precedenti» e conferma la decisione di restituire le deleghe per protestare contro i tagli.
L’avete spiegato a Berlusconi e Tremonti?
«Tremonti non ascolta ma insulta. E’ stato evidente durante l’incontro dove, spalleggiato dalla guardia svizzera leghista, ha zittito persino Berlusconi che cercava di interloquire. Non ha ascoltato nemmeno il presidente della Lombardia Formigoni che gli spiegava che non ci saranno più risorse per finanziare treni, autobus per i pendolari, ambiente, servizi sociali e aiuti alle imprese».
Berlusconi prigioniero di Tremonti?
«Una sorta di prigioniero politico del commissario di governo Tremonti. Che sta varando una manovra lacrime e sangue, insultando e intimidendo chiunque si opponga, diffondendo false informazioni sugli sprechi altrui e non sui propri. E’ una manovra contro la quale serve una rivolta morale e civile e sociale perché ruba il futuro e frena lo sviluppo. Un gruppo di economisti di destra ha calcolato che ci farà perdere un punto di Pil e centomila posti di lavoro».
Che cosa chiedete?
«Anzitutto un riequilibrio dei sacrifici che, altrimenti, colpiranno i servizi ai cittadini e alle imprese. In Puglia, ad esempio, al netto della spesa sanitaria, del miliardo che resta sono operati 365 milioni di tagli. Con quali soldi si pagano stipendi, trasporti pubblici, servizi sociali?».
Restituirete le deleghe al governo?
«Non c’è altra strada e lo faremo nella prossima conferenza stato-regioni. Non ce la facciamo più».
Perché non è una manovra equa?
«Non distribuisce sacrifici, non individua i veri sprechi. E’ una manovra frutto della mentalità dell’acrobata Tremonti, il prodigioso inventore della finanza creativa. Cerchi lui di far muovere treni e autobus, lui che è responsabile della mancata crescita dell’Italia, simbolo di quel 10 per cento di italiani che detiene la metà della ricchezza nazionale, l’alfiere dei ceti possidenti e del capitale finanziario che si accanisce sui redditi medio bassi».
Riuscirete a spuntarla?
«E’ una battaglia complicata in un clima di intimidazione. Prevedo un autunno caldissimo, bollente, che può squagliare l’unità nazionale». (v.l.)
Vindice Lecis dai quotidiani locali del Gruppo Espresso






























