E' una delle più importanti novità delle prossime elezioni europee ma stenta a farsi strada nel garbuglio inestricabile di informazioni politiche drogate, di battute ad effetto, di dichiarazioni-spot incomprensibili. Un pezzo della sinistra italiana ha deciso di presentare liste unitarie con il simbolo della falce e martello. I due piccoli partiti comunisti, il Pdci di Diliberto e Rifondazione comunista di Ferrero, avranno un unico simbolo, che nella grafica si avvicina a quello disegnato da Renato Guttuso per il Pci: falce, martello e stella sulla bandiera rossa e il tricolore. All'accordo elettorale, oltre a Pdci e Rc, partecipano anche Sinistra 2000 di Cesare Salvi e Consumatori Uniti. Se ci saranno degli eletti, siederanno senza equivoci nel gruppo di sinistra del parlamento europeo.
L'obiettivo dichiarato è superare il 4% dei voti, la tagliola di sbarramento votata dal parlamento italiano. I sondaggi, per quello che valgono, sono oltre quella soglia e fanno ben sperare chi vuole rilanciare la sinistra.
L'intesa è, per ora, solo elettorale. Ma la spinta all'unità dei comunisti e degli anticapitalisti sembra forte e potrebbe compiere ulteriori passi avanti con l'obiettivo difficile di costruire un unico soggetto politico. Qualcuno direbbe che questa è una dura necessità della storia. Altri, invece, pensano che si tratti di un'operazione nostalgia.
La realtà nasce dall'esigenza primaria di dare una rappresentanza parlamentare europea a una forza che si dichiara senza tentennamenti di sinistra e comunista. Le ultime elezioni politiche vinte da Berlusconi hanno causato un terremoto politico e antropologico: un governo di destra populista, un'opposizione rappresentata dal Pd e dall'Idv di Di Pietro. In questo parlamento repubblicano, per la prima volta dalla Costituente, non ci sono le forze che si richiamano esplicitamente alla sinistra e alla tradizione comunista. E bisogna dire che questa assenza, non da poco, pesa nella qualità dell'opposizione che non riesce a dare rappresentanza al disagio sociale el Paese. I lavoratori e i diseredati sono certamente più deboli.
Primo, sopravvivere, sembra essere il significato di questa alleanza che però, da semplice cartello elettorale, può diventare qualcosa di più per la sinistra italiana. Oliviero Diliberto, ad esempio, non nasconde che vuole rifare il Pci. E' una missione ambiziosa e piena di insidie che va maneggiata con cura ma ribadita senza timori.
Di fronte al fallimento del capitalismo (maturo, avanzato o compassionevole che dir si voglia) ricostruire un partito che mantenga un giudizio critico sulla società e si batta per un modello diverso di sviluppo è una necessità, un'esigenza realmente avvertita. Un partito che sappia governare i comuni, le Regioni e il Paese tenendo al centro gli interessi delle classi lavoratrici. C'è un modello difficile da eguagliare ma c'è. Questo era il Pci, un partito nazionale e di massa costruttore della democrazia, garante delle libertà costituzionali e impegnato per nuove conquiste sociali.
L'idea di Diliberto sembra troppo grande per le forze degli eredi del Pci? E' comunque una prospettiva. L'anno è stato segnato dal trauma post elettorale, dal desolante piagnisteo, dallo smarrimento identitario ma anche da una forte ripresa delle lotte democratiche, degli studenti e dei lavoratori. Questo ha facilitato la nascita di una prima alleanza elettorale a sinistra. La prospettiva è dunque quella di ricostruire un partito comunista che si rifaccia alla solida tradizione italiana senza nostalgie ma nemmeno imbarazzanti abiure .
I primi interlocutori del Pdci abitano dentro la Rifondazione comunista orfana di Bertinotti e Vendola. Il segretario Ferrero ha accettato questo matrimonio elettorale ma ha bisogno di un buon risultato per crederci ancora, per spendersi con più generosità. In caso contrario questi due partiti, parenti più o meno lontani dell'antico Pci, non andranno molto lontano. Mentre la bufera della crisi avanza e le destre scassano lo stato sociale, la Costituzione e le libertà repubblicane, sarebbe un lusso troppo grande cimentarsi, al contrario, nello sport amato dalla sinistra: la scomunica reciproca, la scissione, l'anatema, la diffidenza.
La nascita del Pd apre certamente orizzonti ampi per il rafforzamento di una forza alla sua sinistra che ne critichi apertamente ambiguità e incertezze ma con lo spirito di costruire alleanze. Dovrà essere una sinistra unitaria, non settaria, che rifugga dall'idea autoreferenziale del proprio orticello. Sicura di sé.
La scommessa dell'unità dei comunisti potrà essere vinta se comincerà un radicamento territoriale, sostenendo le lotte sindacali della Cgil, rilanciando l'antifascismo e le lotte per la pace e il disarmo. Una sinistra che dovrà essere la punta di diamante della battaglia al governo Berlusconi per rappresentare un'idea diversa di governo.
































