Fuori controllo. Camicia nera aperta sul petto, gesticolare smodato, il volto trasformato in una maschera ribalda, Sergio Berlusconi ha scagliato il suo linguaggio violento e aggressivo contro il Quirinale, la magistratura e la stampa straniera. Vuole, sinistre parole sue, risolvere tutto entro il 2013. Indica l’orizzonte programmatico: repubblica presidenziale, abolizione della corte costituzionale, sottomissione del pubblico ministero al governo e separazione delle carriere dei magistrati. Niente più, niente meno del programma di Licio Gelli (la Rai è già a pezzi).
Bisogna mettere fine a tutto questo, aveva detto Berlusconi riferendosi alla sentenza dell’Alta Corte sul cosiddetto Lodo Alfano. E per dimostrare di che pasta sia fatto, ha avviato una feroce campagna a sostegno della sua immagine azzoppata per trasformarla in figura indomita e vincente e per picconare in modo feroce i poteri di controllo e i contrappesi istituzionali.
L’aggressione a Napolitano da parte dell’house organ della famiglia Berlusconi (Il Giornale del vice caimano Vittorio Feltri) va di pari passo con le reiterate affermazioni del Cavaliere: basta con la barzelletta delle istituzioni superpartes, dice Berlusconi, d’ora in avanti ci sarà coabitazione leale. Il significato è chiaro: di ciò che dirà il Quirinale non mi interesserà più nulla.
L’attacco smodato alla stampa straniera è altrettanto miserevole. Quei corrispondenti non vivono come molti giornalisti italiani la pressione ambientale e non subiscono il fascino gaglioffo del pagliaccio di Palazzo Grazioli. Per loro la corruzione si chiama corruzione. Lo scandalo sessuale di un premier che frequenta minorenni ed escort significa semplicemente che quell’uomo non può restare un minuto di più a governare un (ex) grande paese occidentale come l’Italia.
I giornalisti di tutto il mondo (si badi bene, anche quelli della stampa conservatrice e di destra) guardano stupefatti non solo il crescendo di decomposizione della Repubblica di fronte agli attacchi di un caudillo reazionario e populista sceso in poilitica per difendere esclusivamente i propri interessi e cavarsi dai guai. I corrisponenti esteri osservano sgomenti l’ancora largo consenso attorno al piccolo Cesare di Arcore, la supina acquiescenza degli uomini del suo partito e della Lega (movimento dai tratti eversivi), l’ancora insufficiente mobilitazione popolare per creare un’opposizione robusta a difesa della democrazia.
Il caso Italia è un dossier aperto sui tavoli delle cancellerie di tutto il mondo civile. Quando Berlusconi accusa la stampa straniera di sputtanare il nostro Paese non si riferisce solo alla sua immagine personale irrimediabilmente sfregiata (corruzione, escort, violenza verbale, indifferenza di fronte alla crisi, controllo dei media) ma anche al fatto che gli investimenti esteri in Italia si possono interrompere. Così finirebbe l’indecente luna di miele con gli imprenditori guidati da Emma Marcegaglia.
--------------------
Un video di Checco Zalone (anche lui comunista?) con la canzone sulla D'addario e Berlusconi
http://www.youtube.com/watch?v=6XRHIvMG_5Q
































