La Padania s’allarga? Le percentuali ottenuti dalla Lega di Bossi sotto il Po sono certamente sorprendenti: 13,2% a Reggio Emilia, 10,2 a Ferrara, 20,3 a Pisa, 7,9% a Pesaro, 8,7% a Genova sino al 4% di Siena.
La Lega modifica dunque la sua ragione sociale da sindacato territoriale del Nord a contenitore di proteste e risentimenti che albergano ovunque, arrivando a porsi come rappresentante unico della “comunità del rancore” (definizione del sociologo Aldo Bonomi).
Si passa dunque dall’identità nordista al tentativo di controllare ed egemonizzare altri territori “in trasferta”. In questa operazione la Lega è aiutata dagli innegabili successi d’immagine ottenuti nell’ultimo mese di governo: dal cosiddetto federalismo fiscale, al pacchetto sicurezza contenente il reato di immigrazione clandestina e le famigerate ronde.
Bossi tiene sotto scacco Berlusconi, gli detta l’agenda politica e alza il tiro delle sue richieste. Passata la sbornia del federalismo, ritornerà la devolution e poi il separatismo. Parole d’ordine feticcio che motivano i militanti e li mobilitano sul territorio.
Bossi colloca l’asticella sempre più in alto, giocando un perenne derby politico col Pdl. Ora le sue attenzioni si sono concentrate sulle poltrone, altamente simboliche quanto quella di un ministro dell’Interno, di presidente del Veneto o della Lombardia.
Rispetto al Pdl parte in vantaggio perché il partito di Berlusconi – se si escludono i resti di An – sul territorio non è saldo. I suoi gruppi dirigenti sono deboli e rissosi vivendo di luce riflessa del “caro leader”. Bossi invece non resta mai fermo. Agita spauracchi, ingenera paure profonde, indica avversari. Dimostra vitalità e inventiva a seconda delle differenti stagioni politiche (da Roma padrona alle ampolle del Po, al parlamento padano alle camicie verdi), caratterizzandosi nel territorio come una solida sentinella.
Il paragone col vecchio Pci non regge, la Lega non possiede minimamente strutture, militanti e passione civile pari a quella dei comunisti italiani. Tuttavia nel Nord la presenza si avverte. Spesso minacciosa.
E’ bene ricordare che non risulta conosciuta nessuna presa di posizione o analisi della Lega sui problemi del lavoro, della disoccupazione, dei precari, del costo della vita. Per i bossiani le emergenze sono sempre le stesse: via gli immigrati, no all’invasione islamica, padroni a casa nostra.
A ben guardare, le città rette dalla Lega sono insicure quanto le altre. Il caso di Verona è emblematico: è il comune dove i nazisti scorrazzano e possono anche aggredire il procuratore della Repubblica che indaga su di loro. Il sindaco Tosi si presenta invece in Tv come il paladino della giustizia che ripara i torti procurati dagli “altri”, lo sceriffo della legalità.
Ricette semplici e feroci, brutali e sbrigative Le ronde, le espulsioni, l’egoismo, l’intolleranza, il paternalismo, la xenofobia, il soffocante provincialismo sono le caratteristiche del padano che avanza. Ma anche i soldi, “i nostri soldi” che devono stare sul territorio, la fabbrichetta (magari da delocalizzare in Romania), la sicurezza. Temi reali ma portati all’esasperazione dove le camicie verdi sono imbattibili.
Altro che costola della sinistra.
































