Obama e la Merkel, Sarkozi e Zapatero, non hanno bisogno di leggere i giornali italiani per essere informati sulle feste di palazzo Grazioli frequentate da prostitute e sullo stile di vita del loro collega Berlusconi che siede, pro tempore, tra Palazzo Chigi e le verande di Villa Certosa.
I giornali stranieri, infatti, hanno coperto da alcuni mesi gli avvenimenti del pittoresco uomo d’affari italiano sceso in politica per difendere i propri, con grande dispiego di energie e di spazio. Per i loro lettori il caso Berlusconi (corruzione, prostituzione,stile di vita e moralità) sono l’esempio di come non deve essere un capo del governo.
La proposta di tregua avanzata dal presidente Napoletano, durante i due giorni del G8 all’Aquila (8-10 luglio), appare certamente dettata dal buon senso e dalla preoccupazione di risparmiare all’Italia una nuova teoria di brutte figure a livello internazionale.
E’ purtroppo vero, però, che tutti sanno chi è Berlusconi. Il prestigio del capo del governo italiano, e di conseguenza del nostro Paese che lo mantiene in quella carica, tra i popoli e nelle cancellerie, ha già raggiunto un punto infimo di discredito, ironia e disprezzo. Un articolo in più o in meno, uno scandalo nuovo che affiora, una gaffe che spunta qua e la, non modificherebbero la situazione.
Ci sono invece due questioni da chiarire. La prima è che non stiamo parlando genericamente di opinioni, commenti, corsivi, illazioni. Le vicende che hanno sporcato di fango Berlusconi sono vere e reali. Si tratta di fatti che lo coinvolgono, su alcuni dei quali la magistratura sta indagando.
Berlusconi ha paura di un nuovo avviso di garanzia come nel 1994 e, per evitare quella evenienza, sta cercando di creare uno stucchevole clima di nazionalismo becero e ridicolo. Ma il 6 luglio la Corte costituzionale deciderà sulla costituzionalità del lodo Alfabo che lo ha salvato da ben tre procedimenti giudiziari e la situazione potrebbe ancora precipitare.
Lui vorrebbe una tregua. Ma come accordagliela se due giudici costituzionali sono stati beccati a cena proprio con Berlusconi, Alfano, Letta e l’inquisito Vizzini per discutere di giustizia? Sarebbe come se un ladruncolo andasse a mangiare una pizza col giudice che l’indomani lo deve giudicare.
Naturalmente alla destra di regime che ci governa, la questione denunciata dal settimanale L’Espresso, non ha scomposto un capello o la riga dei pantaloni. Per loro l’autonomia della magistratura si misura soltanto sulla vicinanza o meno dal principe.
Tregua? Cosa dovrebbe dire l’opposizione definita come un morto che cammina (cifrato Giampaolo Pansa, il re dei revisionisti ossessionato dai partigiani, che scavalca a destra persino Storace), di fronte alle pulsioni autoritarie che animano il caudillo Berlusconi arrivato a minacciare di chiudere la bocca agli organismi internazionali?
Tregua, di fronte alle sconcertanti ammissioni che quest’anno le casse dello Stato hanno incassato 37 miliardi di euro in meno. Un disastro quanto il rapporto deficit-pil che toccherà il 5% (ma non lo aveva già detto Draghi. l’Ocse, Eurostat e la Confindustria?).
In realtà governo e maggioranza non meritano nessuna tregua. Non la meritano Brunetta e Sacconi nemici dei lavoratori, non la merita Frattini scendiletto del premier, non la merita Tremonti che mette in campo una ridicola manovrina senza citare le cifre, non la merita Bossi burattinaio del premier.
L’opposizione continui a fare (meglio) il proprio mestiere, senza sconti e lavori per costruire un’alternativa di governo..
































