Chi è il vero ed autentico “farabutto”? Chi ha manifestato per la libertà di stampa e per il rispetto della Costituzione o, invece, l’indicibile Minzolini che sta pagando una ad una le sue cambiali al padrone che lo ha paracadutato alla direzione del Tg1?
Augusto Minzolini ha dato in questi giorni (ma lo aveva già fatto sugli scandali della vita sessuale del premier derubricato a semplice gossip e, dunque, da oscurare) la dimostrazione di cosa significhi costruire un telegiornale di regime. Dalle scontate lodi al principe e alla superficialità riservate genericamente all’opposizione (superando persino Pionati, lo ricordate?) fino alla rappresentzione edulcorata di un Paese che non esiste, Minzolini ha compiuto ora un salto di qualità.
Ha schierato direttamente il suo tg “contro” chi manifestava. Un fatto inedito e scandaloso che testimonia l’ uso politico apertamente e smaccatamente di fazione che, non solo, fa scempio della realtà dei fatti (la cronaca della manifestazione del 3 ottobre è stata caratterizzata da zero-spazio a Saviano e Onida) impedendo così una corretta informazione, ma distrugge ogni parvenza di servizio pubblico.
Minzolini dovrebbe dunque essere definito come un “farabutto” e un personaggio che fa un uso “criminogeno” della televisione pubblica. Che, intendiamoci, non è una tv di stato, non è controllata dal governo ma dovrebbe essere di tutti perché pagata dal canone con il Parlamento “editore di riferimento”.
Qui non si tratta di impedire al direttore del Tg1 di esprimere un parere (benché irrituale) su un fattosopecifico, ma di schierare un telegiornale del servizio pubblico “contro” una legittima, imponente e pacifica manifestazione di cittadini che vogliono difendere proprio “la libertà di stampa”. Quella che Minzolini (con Fede, Feltri e Belpietro) irride.
No, non è legittimo che Minzolini intervenga con un editoriale per diffondere a milioni di incolpevoli e stupefatti telespettatori la voce, il pensiero, gli intendimenti del suo “editore di riferimento”, Berlusconi, che appare sempre più come un satrapo vorace ingordo di potere e prossimo a scoppiare.
La libertà di stampa non è minacciata solo da un governo di destra che forza le regole, minaccia e aggredisce giornali e trasmissioni radio tv “scomode” e vuole “regolare” anche la Rete. E’ anche messa in pericolo dai collaborazionisti, dagli adulatori, dai laudatores, da giornali branditi come manganelli ad uso del premier. Collaborazionisti “ventriloqui” in carne ed ossa, con nomi e cognomi che dovrebbero davvero vergognarsi almeno un pochino dei servizi che rendono. Sì, dei Quisling…
































