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L'Italia è a pezzi e non lo sa: le elezioni ultima campanella contro il regime

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alitalia-il-fallimento-dell-italia-civile-che-mostra-tutta-la-ragion-d-essere-perversa-del-regime-berlusconianoLa posta in gioco non riguarda solo i consigli regionali e i rispettivi presidenti. E’ evidente che le elezioni di domenica e lunedì possono diventare il più evidente e fragoroso spartiacque dell’era berlusconiana: con l’invio, come dice Bersani, di una letterina al premier che anticipa lo sfratto da Palazzo Chigi (o Grazioli) oppure con il rafforzamento del regime berlusconiano  e della destra in aree e regioni nelle quali sono in minoranza.

 

Berlusconi sta tentando la spallata finale al regime democratico e parlamentare. Vuole svuotare la costituzione e imporre un modello presidenziale (non ha ancora deciso se gli conviene per la presidenza del consiglio o della Repubblica) e contemporaneamente declassare le Camere a meri orpelli di rappresentanza.

Abbiamo assistito nelle ultime due settimane di campagna elettorale a quei “fuochi d’ artificio” che Berlusconi aveva promesso. Ha impostato la sua attività unicamente contro la magistratura in quanto tale, teorizzando un’intangibilità della sua figura di “eletto dal popolo”. Lo stravolgimento delle leggi viene giustificato come la volontà di trasformare un sistema di equilibrio istituzionale e di rappresentanza  che lui considera “sovietico” nei valori fondamentali: il lavoro, l’uguaglianza dei cittadini, il sistema dei diritti e dei doveri..

L’Italia sta cercando di reagire ma il dominio sui mezzi di comunicazione è ferreo. Nei giorni scorsi Berlusconi è dilagato sulle Tv e sui gornali. Interviste, telefonate, incursioni, blitz. E battute grevi e accuse gratuite che, puntualmente, trovano eco a sei o nove colonne sulla stampa. Molto più delle vertenze sul lavoro o del crollo dei consumi.

L’Italia è a pezzi e non lo sa. Nel senso che non glielo fanno sapere. Vive inquietudine e malessere ma non capisce a fondo i meccanismi della crisi sociale. La reazione di disgusto può rappresentare un argine, ma non basta mobilitare la gente sul livello sacrosanto delle “regole”. Occorre che il centro sinistra comprenda che le condizioni materiali e di vita (lavoro, prezzi, casa, scuola, sanità) devono diventare la priorità.

Non è un caso che Berlusconi non abbia mai detto nulla su questi argomenti. Tra inchieste giudiziarie e accuse agli avversari ha omesso totalmente una valutazione sulla devastante crisi italiana. L’opposizione avrebbe dovuto incalzarlo tutti i giorni sulla disoccupazione, la cassa integrazione, la chiusura delle aziende.

Siamo dunque giunti a una svolta. Il voto potrà costruire un argine e un’inversione di tendenza. Ma il piazzista di Arcore diventato “statista” ha dimostrato di avere, insieme a uno smisurato patrimonio, una volontà disperata di sopravvivenza per l’utilizzo come scudi umani di schiere di italiani ormai cloroformizzati dalle sue televisioni, addomesticati dai telegiornali di Minzolini, Fede, Orfeo e altri Quisling.

La fine dei regimi è avvenuta sempre con modalità assai diverse: dal crollo improvviso delle istituzioni, a sommosse, a rivolte di palazzo, a implosioni non previste. Dall’opposizione unita (quella che si vista nella grande manifestazione romana) deve arrivare una proposta di governo e un impegno a trasformare nel profondo quest’Italia sempre attratta dall’uomo forte.

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