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L'illusione del dialogo: Berlusconi lo vuole per continuare a stare a galla

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berlusconi_ghediniBerlusconi rigira tra le mani, nella dorata convalescenza di Arcore, gli immancabili sondaggi che raccontano del balzo in avanti di sei-sette punti, non si capisce se di consenso, popolarità o solidarietà. Certo è che le cose ora gli girano al meglio: deve ringraziare il gesto di un folle come Tartaglia che l’ha tratto d’impaccio nel momento più basso.

 

Prima dell’aggressione Berlusconi sentiva il terreno cedere. L’alleato Fini lo contestava ogni giorno e già si vociferava di una scissione nel Pdl con l’uscita di una cinquantina di parlamentari dal partito. Lo scontro istituzionale con il Quirinale era diventato intollerabile. Le dure necessità della giustizia lo circondavano come un’ineluttabile tagliola.

Il Pdl stava forzando le tappe per mettere a punto il “pacchetto impunità”: processo breve, legittimo impedimento e lodo Alfano-bis. L’opposizione stava uscendo dal pacato e cotonato bon-ton al punto che persino il prudentissimo Pier Ferdinando Casini proponeva di formare un Cln, un comitato di liberazione da Berlusconi nel nome della solidarietà repubblicana. I sondaggi erano pessimi per il premier.

Poi è successo il fattaccio di piazza Duomo. Il Pdl e Berluisconi in testa hanno sfruttato l’occasione per tentare, da una parte, una sorta di colpo di mano autoritario con le ipotesi di restrizione e controllo della Rete e leggi speciali contro la piazza. Sall’altra per presentarsi di fronte al popolo italiano obnubilato dalle sue televisioni e dai Tg di regime come la vittima di una campagna d’odio.

La martellante attività propagandistica del Pdl a quel punto puntava a criminalizzare ogni dissenso, ad additare come mandanti morali della violenza qualsiasi oppositore o critico. Sotto il randello dei Cicchitto e dei Feltri – coppia pidusitico-squadristica – si ricostruiva un sistema di consenso e protezione, si chiamavano alle armi tutti i fedeli anche quelli riottosi e si  metteva con le spalle al muro l’opposizione. Berlusconi, una settimana dopo l’aggressione,  ha delineato la sua strategia del “vittimismo carnivoro”: quando uno viene additato come stragista, corruttore di minorenni e di avvocati è chiaro che una mente malata può progettare il “tirannicidio”.

Ma, come è stato giustamente ricordato, si tratta dell’inversione dei fatti. E’ stata la moglie Veronica Lario a parlare delle minorenni frequentate dal marito. Un’inchiesta giudiziaria barese ha scoperto il giro di escort che andavano e venivano da Palazzo Grazioli. Una sentenza di tribunale ha condannato l’avvocato Mills per essere stato corrotto da Berlusconi per indurlo alla falsa testimonianza. Le dichiarazioni di un pentito lo hanno chiamato in causa per le bombe del 1993 e per la limacciosa nascita di Forza Italia.

La concezione della democrazia da parte di Berlusconi è chiaramente quella del privilegio e dell’impunità. Su questa strada marcia spedito e vuole riscrivere, da solo o con la complicità subalterna delle opposizioni, la carta Costituzionali smontandola pezzo per pezzo. Il “suo pubblico” adorante, costruito in anni e anni di degrado televisivo e  disinformazione scientifica, lo seguirebbe ciecamente folle in uno scontro con l’obbiettivo finale del governo senza limiti e controlli.

L’opposizione non può stare in mezzo al guado. Se considera il governo Berlusconi un’autentica anomalia, una sciagura, un pericolo, allora lo deve combattere e contrastare senza sconti, alzando le barricate nel Parlamento e nel Paese. Un’opposizione severa che nel contempo lavori all’alternativa cara a Bersani.

Ha dunque un senso e un'utilità , impiccati da tali presupposti, dialogare e tentare accordi con la destra barbara di Cicchitto e Ghedini? Con gli aggressori piduisti a giornali e magistrati? Con quel grumo di interessi che svilisce ogni giorno il Parlamento (che non conta più nulla), divide il sindacato, danneggia i ceti più deboli del Paese. Allora che cosa significa, in questa fase, arrampicarsi sugli specchi ipotizzando un “confronto alto”, un “dialogo”?

L’opposizione non può essere quella di “sua maestà”, attenta al bon ton istituzionale mentre l’Italia vive un degrado sociale e civile inarrestabile. Dovrebbe avere il dovere di rappresentare il disagio, indirizzarlo verso obbiettivi politici più avanzati. Il Pd non cada nel tranello di una finta legittimazione, incalzi Berlusconi e la sua maggioranza piena di contraddizioni oggi appena nascoste.

Il dialogo con questa destra è infatti impossibile perché ha dentro di sé, almeno nella sua maggioranza berlusconiana, il cancro della dissoluzione democratica, della rivincita contro l’antico patto antifascista, della volontà di smantellare la Costituzione, di asservire tutti dietro le insegne di un unico potere.

Una concezione mostruosa della democrazia che andrebbe combattuta con tutte le energie. Altro che inciuci e dialoghi: serve una battaglia culturale e politica che agiti e scuota il Paese dal profondo. Che lo svegli dal torpore mortale. Ma chi lo può fare?

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