Leghismo e berlusconismo sono due varianti complementari degli interessi del capitalismo del Nord coniugati con la regressione culturale, l’isolamento provincialistico, l’esaltazione degli egoismi che rappresentano la koinè di una certa comunità reazionaria.
Leghismo e berlusconismo sono l’alleanza del padronato ottuso con le comunità del rancore e della rottura dei vincoli di solidarietà col resto del Paese.
Follia dopo follia l’infezione leghista ha trovato cittadinanza e rispettabilità sui mass media. Gli attacchi all’unità nazionale non trovano risposte adeguate alla gravità delle aggressioni caratterizzate da un crescendo rovinoso, un perverso impasto di razzismo, esclusione sociale, demolizione dei simboli repubblicani (dalla bandiera all’inno per arrivare alla lingua), aggressione alla funzione del sindacato.
La Lega di Bossi dà la linea e Berlusconi esegue. Cosiddetto federalismo fiscale, reato di clandestinità e ronde sono bandierine piantate dai caporioni leghisti sulla road map del governo. Servono a caricare a molla una base che oscilla tra separatismo ed egoismo antistatale (quel piagnisteo che rimproverano al Sud ) e che chiede sempre di più, a partire dalla redistribuzione della ricchezza all’interno delle sole aree ricche del Paese.
Ma Berlusconi non cede su qualcosa della quale non è convinto. Semplicemente Berlusconi si è formato in quel sottobosco culturale ed ha sguazzato nel brodo di coltura del finto localismo abbondantemente irrorato dal sottogoverno e dalle pratiche malsane: la comparsa improvvisa della sua fortuna economica, i rapporti con Cosa Nostra, l’edilizia e, infine, l’emittenza televisiva e l’editoria.
Questo non è un governo del Nord. E’ un governo che tutela i poteri forti, quelli veri, annidati al Nord come al Sud e che agitano la bandiera delle piccole patrie quando fa comodo a una politica di rapina. Ma non riesce a tutelare i lavoratori e le loro famiglie.
Al Sud viene riservato un trattamento umiliante e questo serve a galvanizzare il “popolo di Pontida” che gode se i fondi Fas vengoo scippati e applaude alla possibilità di far tornare le gabbie salariale che equivarrebbero a una autentica sciagura.
La Lega non è figlia di una costola della sinistra. E’ la provincia bigotta che rialza la testa. E’ la comunità della paura del rinnovamento e del “diverso” (negro,ebreo,comunista direbbe Guccini). E’ il frutto di regressioni conservatrici. La Lega è il braccio armato (più o meno popolare) contro il sindacato confederale, contro la scuola pubblica e l’equa distribuzio9ne del reddito.
La Lega di Bossi è un nemico quanto il berlusconismo e non va liquidata come espresione del folclore lombardo-veneto.
































