Berlusconi aggredisce la Repubblica, il piano piduista per salvarsi dai processi
Il viso gonfio, nascosto da uno strato di cipria. Gli occhi ridotti a due fessure con bagliori di aggressività. La bocca atteggiata a una smorfia che scopre la dentatura. Le mani chiuse a pugno che sbattono sui tavoli o indicano minacciosamente gli avversari. Se è vero che nella società dell’immagine il “corpo del capo” ne rappresenta l’ideologia, Silvio Berlusconi sta assumendo sempre più caratteristiche inquietanti.
L’Italia è in balìa della sua ossessione nei confronti della giustizia e per la spasmodica ricerca dell’impunità. Ora attacca apertamente non solo i giudici che cercano di processarlo ma l'intera categoria e i suoi organi di autogoverno. La magistratura è il nemico, il Quirinale è il nemico, la Corte costituzionale il nemico. Una sindrome terrificante che impoverisce la democrazia e la consuma come un cancro. Ho le palle, urla nei consessi internazionali, quest'uomo che grida la sua avversione per le regole e la Costituzione che, infatti, vuole cancellare.
Mentre una dopo l’altra le promesse propinate agli italiani si dissolvono (non ci sono le case per gli abruzzesi terremotati, la Finanziaria non abbassa le tasse e non sostiene l’occupazione per citare solo gli ultimi casi) va avanti il piano piduista di disarticolazione dello stato democratico.
Berlusconi sta ottenendo quello che non era riuscito a Gelli e ai suoi generali felloni: occupare la tv pubblica, dequalificare e spegnere la scuola statale, ingabbiare il parlamento in un’attività di pura rappresentanza. Gli manca all’attivo la conquista del Quirinale e il controllo pieno della magistratura. Nell’attesa si sta cucendo addosso l’abito dell’impunità piena e totale.
Le cronache di questo dicembre sono chiare e agghiaccianti. Berlusconi e il suo stuolo di avvocati stanno marciando a tappe forzate per far approvare il cosiddetto processo breve che dovrebbe, in realtà, chiamarsi salva-Berlusconi. In contemporanea legali e guardaspalle lavorano per la legge sul legittimo impedimento.
Berlusconi ha fretta, entro i primi giorni di gennaio vuole ottenere un risultato, sfidare il Quirinale e tacitare il riottoso alleato Fini. Per far questo è disposto a tutto, anche ad inserire nel provvedimento i reati di mafia e terrorismo. Ma il Pdl lavora a un terzo salvacondotto: la riproposizione del lodo Alfano questa volta in forma costituzionale con il ripristino dell’immunità parlamentare.
Berlusconi pensa solo a salvarsi. Lo fa con sfacciataggine e protervia. Sostenuto dai suoi uomini, gente come Bondi, Cicchitto, Gasparri che a lui devono tutto e lo servono con una devozione che sconfina nel fanatismo. Tra qualche anno le dichiarazioni e gli argomenti di questi personaggi saranno riviste con l’immensa pena con la quale oggi guardiamo nei vecchi cinegiornali di regime, il popolo di piazza Venezia che applaude il duce che porta l’Italia in guerra.
Come si fa a parlare di riforme condivise con chi vuole piegare lo stato democratico alle proprie necessità, e cioè salvarsi dai processi? Come discutere con un premier sulla cui figura si allungano le ombre inquietanti delle accuse di un pentito di mafia?