Più che i toni irridenti e prevedibili utilizzati per descrivere la “scissione dell’atomo”, il sentimento che avanza nel popolo che, ancora, si definisce di sinistra è di stupore misto a fastidio. La fuoriuscita di “Lavoro e Società” di Giampaolo Patta dalla neonata Federazione della Sinistra ha scosso un’organismo che sembrava immerso in un certo torpore. Ha comunque sollevato temi non secondari.
Il sindacalista della Cgil Patta, che portava in dote alla Federazione un piccolo movimento, si è risentito con Rifondazione comunista. Per due motiv fondamentalii: perché la recente conferenza dei lavoratori del partito di Ferrero non ha avuto nessun riferimento alla federazione, né come simboli né come tematiche, quasi che la questione non fosse in campo pur nell’imminenza delle Regionali.
L’altro punto dolente è stata la critica di Patta a Ferrero che ha schierato il suo partito con la minoranza di Podda e Rinaldini nel dibattito congressuale della Cgil. Per Patta, più vicino alle posizioni della maggioranza di Epifani, è risultato intollerabile che un partito della federazione prendesse posizione così diretta nel confronto interno al più grande sindacato italiano.
Queste argomentazioni non sono questioni di poco conto e gettano un fascio di luce sull’atteggiamento di Rifondazione e del suo segretario verso la Federazione. Ci sono alcuni nodi da sciogliere e riguardano in particolare l’atteggiamento verso la Cgil e il sindacalismo di base (linee sovente non convergenti tra loro) e verso la politica delle alleanze segnatamente col Pd.
La parte più consapevole e attenta della federazione evidentemente ha lavorato e lavora per stringere alleanze col partito di Bersani. Anche se la ricerca da parte del Pd di intese con l’Udc e un insensato ostracismo da parte di qualche candidato (vedi Penati in Lombardia) non hanno aiutato il rapporto unitario.
Non è un buon momento per la Federazione della sinistra. Che non riesce a bucare l’omertà informativa sia per la distrazione di molti organi di stampa che per difetti propri di immagine e proposta E’ comunque il clima generale del paese ad offuscare e marginalizzare l’attività dei comunisti che pure esistono e si danno anche da fare.
Ma non si può vivere aspettando le telecamere o il giornalista più sensibile. La scommessa della Federazione era considerata l’ultima spiaggia, un tentativo generoso e ambizioso di ricomposizione della sinistra non solo quella di estrazione comunista. Ma se per Diliberto e il Pdci si considera questa come una tappa per la costruzione di un nuovo e unico partito comunista, forse per alcuni dirigenti del partito più importante, Rc, è proprio il massimo che si può concedere: la Federazione è già quasi un risultato finale.
Altra questione aperta è il rapporto con Sinistra e Libertà che sembra trascinata verso l’alto dal successo di Vendola in Puglia e che si pone come interlocutore privilegiato di sinistra verso il Pd con l’obiettivo di intercettarne dei segmenti.
L’uscita (provvisoria?) di Patta dagli organismi della federazione in definitiva è comunque un atto poco comprensibile alla vigilia delle elezioni regionali quando non tutte le alleanze sono state chiarite e definite. Una nuova scissione che, a prescindere dai temi sollevati, sembra viziata da personalismi che la Sinistra italiana non può permettersi.
Chi ha fatto politica nel Pci ricorderà sempre quanto fosse presente nelle analisi e nella pratica quotidiana la scelta di anteporre gli interessi generali a quelli del partito. E a come si guardasse con una certa commiserazione a quelle forze “alla sinistra” del partito minate dall’estremismo, dalla rissosità, dalla scomunica facile, dalle scissioni ricorrenti.
Ecco, la Federazione deve fare esattamente il contrario di quell’antica galassia polverizzata e rissosa e guardare invece all’esperienza unitaria del Pci. Eliminando personalismi e spendendosi per progetti più ambiziosi tenendo a mente che è davvero una delle ultime occasioni per mantenere in Italia una forza dichiaratamente comunista.
































