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La Sinistra riparte dai simboli antichi. Ma la testa la metta nel XXI secolo

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dili_ferr_salvi500Partiti e movimenti fanno mestieri differenti che, talvolta, s’incontrano sulla ribalta politica. Altre volte gli incontri sono più complicati ma è un fatto da accettare: si tratta di entità del tutto differenti. I partiti un tempo, per dirla con Gramsci, erano la nomenclatura delle classi, ne rappresentavano avanguardie e aspirazioni e puntavano a indirizzare i "movimenti non a fondersi con essi.

 Ad esempio i comunisti, non contagiati da vocazioni maggioritarie, difendevano la classe operaia e i braccianti perché in questo modo si faceva andare avanti il Paese. I liberali invece erano il partito dell’alta borghesia, dei ceti finanziari. La Dc era a sua volta un opaco e furbo contenitore interclassista dove interessi popolari coesistevano con industriali e agrari.

Oggi tutto è cambiato. Chi difende infatti i salariati e vuole rappresentarli’ E i giovani senza speranze per il futuro? Chi prefigura la possibilità di costruire un nuovo modello di società che non sia il semplice rinvio a una palingenesi salvifica verso un paradiso lontano e irragiungibile?

Per questo motivo i partiti dovrebbero fare il proprio mestiere mentre i movimenti hanno il compito storico di dare l’assalto al cielo. Questo lungo ragionamento è stato necessario per dire che la scommessa lanciata dai partiti che hanno costituito la federazione della sinistra fa tremare i polsi.

L’obiettivo è davvero ambizioso. E presuppone che i gruppi dirigenti di Pdci, Prc, Socialismo 2000 e Lavoro e solidarietà sappiano mettere da parte antiche e non più giustificate divisioni. Abbiano cioè la consapevolezza  dell’urgenza di saltare il fosso prima che sia troppo tardi. E riuscire ad essere iconoclasti per mettere da parte tutto ciò che di polveroso e di inutile c’è nelle liturgie antiche e rassicuranti della sinistra per guardare con più attenzione un mondo che è cambiato.

Diliberto ha ammesso: smettiamo di adorare i tabernacoli da cui sono fuggiti i santi. Ma lo stesso leader del Pdci ha ribadito orgogliosamente che intende rimanere comunista perché non trova il modo migliore per superare il capitalismo.

Fermiamoci qui. I comunisti in Italia hanno alle spalle una storia onorata e già dimenticata. Buona soprattutto per scrivere libri di anedotti, spesso sprezzanti e superficiali. Essere iconoclasti significa invece tenere salde radici nella tradizione ma non pensare più con la testa rivolta  ad altre epoche.

Ferrero e Diliberto, e con loro Salvi e Patta stanno compiendo un’operazione difficile. Ma sono partiti col piede giusto e con la consapevolezza che bisogna fare in fretta. Stare insieme è una necessità, oppure dei comunisti e della sinistra resterà tra poco solo un vago ricordo, annegato in revisioni storiche e ridicoli contorcimenti linguistici. La sinistra in Italia c’è, ma è sommersa, non ha rappresentanza. Pochi ne parlano. la stessa manifestazione di lancio della federazione è stata oscurata dai mezzi di informazione.

In conclusione: basta con le esasperanti discussioni teoriche sulle purezze rivoluzionarie. Stop ai ragionamenti per dogmi o per verità rivelate. Nessuna concessione a chi vuole una conventicola di reduci (ex di qualcosa o sommatorie). Aprire le finestre sul mondo significa selezionare nuove classi dirigenti accettando la carica innovativa delle nuove generazioni senza massacrarle con il carico di sconfitte che la sinistra si porta indietro da tempo.

C’è poco da reinventare, ma molto da fare. Ecco perché la sinistra, pur orgogliosamente ancorata nella sua cultura (e dunque basta con autodafè, abiure, fustigazioni: non se ne può più) può diventare la forza più dinamica della società italiana, quella che davvero si batte per la sua trasformazione.

Il fatto che la federazione abbia confermato come simbolo gli antichi emblemi del lavoro e sel movimento operaio dimostra che la “rinascita” non è acqua fresca, non si basa su nuovismi e sperimentalismi fallimentari. Questo dovrebbe spingere anche i più dubbiosi che bisogna pensare in grande. E che è ancora possibile colmare il vuoto lasciato in in Italia dal più grande partito comunista d’occidente. Che manca, anzitutto. alla democrazia italiana.

Ma per essere davvero utili al Paese si deve capire che, per fare la sinistra, bisogna accantonare i "sinistrismi" e ripensare la politica di alleanze. Oppure rassegnarsi alla testimonianza e a baloccarsi con le "gloriose sconfitte". 

 

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