www.fuoripagina.net

Monday
Feb 06th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

La sfida di Fini a Berlusconi e l'illusione di una destra europea

E-mail Stampa PDF

fini-e-berlusconi-1Nel Pdl non ci sarà la scissione ma arriva una novità con la formazione di una minoranza che non accetta la deriva plebiscitaria. La riunione dei finiani ha determinato la nascita organizzata di una corrente che tenterà di far discutere un partito che invece sembra alieno dal confronto interno. Non sarà un’impresa facile perché la dimensione attuale del Pdl è ancorata profondamente a quella di partito “proprietario” con una guida “carismatica” che considera le minoranze interne come ornamento o come quinta colonna dell’avversario.

La logica del bipolarismo italiano ha imposto aggregazioni, anche contro natura, che hanno snaturato le tradizionali forze politiche e trasformato i partiti in formazioni pseudo “programmatiche” che puntano quasi unicamente alla scadenza elettorale. Quel passaggio da “nomenclatura” delle classi a partiti di opinione o cartelli elettoralistici tocca tutte le forze politiche.

Ma a destra il Pdl rappresenta un’autentica anomalia democratica. Un “non partito” per definizione, con organismi pletorici e ininfluenti chiamati nella migliore delle ipotesi a ratificare scelte assunte da Berlusconi. Che, letteralmente, ha in mano il controllo totale del partito. Nel senso che ne è il proprietario, forte di una concezione assolutista e non democratica che premia fedeltà e conformismo.

Fini ha tentato di inserire nel confronto del Pdl temi nuovi quali la bioetica, l’immigrazione, il rispetto elle istituzioni, la politica economica, il Sud. Abituato a dirigere un partito, la terza carica dello Stato si è trovato catapultato in una dimensione pre-politica: a dover cioè volta per volta subire l’offensiva “padronale” e la durezza proprietaria di Berlusconi che, dopo aver stretto un asse di ferro con Bossi, lo ha emarginato sempre di più.

Le difficoltà di Fini sono di due tipi. La prima riguarda proprio i temi che da tempo agita che non travano però cittadinanza nella destra berlusconiana, che ondeggia tra libertinismo e clericalismo sui temi etici e tra rigorismo e partito della spesa su quelli economici. Il problema per Fini è che  alcune questioni, come la laicità o il rispetto del ruolo del parlamento, sono sempre stati lontani dalle posizioni del vecchio Msi e, persino, di An. Partiti che, nella migliore delle ipotesi, erano  al limite del clericalismo e dell’adesione alle dottrine della chiesa su temi sensibili come aborto, procreazione e persino – a suo tempo- del divorzio.

La seconda questione è che Berlusconi ha tolto a Fini molta acqua nella quale poter nuotare. Non solo spostando l’asse dell’alleanza a favore di Bossi – decisivo per salvarlo dai guai giudiziari col voto in Parlamento – ma di fatto “comprando” un’intera classe dirigente. Gli ex colonnelli di An sono i più ferventi berluscones e rappresentano la parte meno propensa al confronto politico e parlamentare. I La Russa e i Gasparri, gli Alemanno e i Meloni, vedono in Berlusconi l’uomo che li ha fatti “uscire dalle fogne”, che li ha “sdoganati” senza chiedere di abiurare il fascismo.

A Berlusconi questa mediocre classe di colonnelli deve tutto, il seggio parlamentare, gli onori. Come un sol uomo si sono schierati con lui nella battaglia anti-Fini. Per cui si assiste al paradosso che i “più fascisti” sono con Berlusconi il “liberale” e i democratico-repubblicani alla Sarkosy sono gli uomini fedeli a Fini.

Tuttavia Fini è l’uomo dei penultimatum come dimostra questo elenco di scontri con Berlusconi, terminati sempre con tregue fragili.

 PLEBISCITARIO  Il grande freddo comincia dopo il discorso del predellino. Di fronte all'idea lanciata da Berlusconi di unire Forza Italia e An, Fini oppone un fermo rifiuto. Il 19 novembre
del 2007, il leader di An diceva:  “Non se ne parla proprio, An non si scioglierà per entrare nel nuovo partito di Berlusconi. Quella è un'iniziativa plebiscitaria e confusa”.

COMICHE FINALI  Il concetto fu rimarcato con ancora più veemenza nemmeno un mese dopo. A dicembre 2007 Fini dice no alla annessione di An da parte del partito di Berlusconi e accusa: “Quasi sfidando il ridicolo ci ha detto: ho fondato il Pdl, scioglietevi, bussate, venite e vi sarà aperto. Comportarsi in questo modo significa essere alle comiche finali”.

 IMMIGRATI  A settembre 2008 Fini lancia la proposta del votoagli immigrati. Berlusconi si confida con i suoi chiedendosi seFini stia lavorando per ritagliarsi un proprio spazio. “Pensa di candidarsi alla mia successione? Allora non ha capito niente.Senza di me starebbero ancora dove stavano fino al 1994”.

 DECRETI Il primo scontro con Fini presidente della Camera e Berlusconi a Palazzo Chigi si ha a ottobre nel 2008. I due incrociano le armi sul tema dei decreti. Fini censura “l'abuso della decretazione d'urgenza” da parte del governo. Berlusconi risponde seccato invitandolo a darsi da fare per “cambiare i regolamenti affinchè l'iter di approvazione dei provvedimenti sia più  rapido”.

FINANZIARIA ANOMALA Altro scontro a dicembre del 2008. Il governo mette la fiducia sulla finanziaria, e Fini boccia la procedura adottata defindendola "anomala". Berlusconi replica che il governo ha deciso di mettere la fiducia "per evitare l'assalto della diligenza".  Controreplica di Fini: "Tra l'assalto della diligenza  e far discutere i provvedimenti alle Camere c'è una bella differenza".

CESARISMO Ancora scintille poco prima della nascita del Pdl, a marzo 2009. Fini, senza citare Berlusconi, dice che "c'è un rischio di cesarismo" che va scongiurato garantendo la democrazia interna dei partiti.

FUORI ONDA  Un fuorionda di Fini a un convegno sulla mafia, il primo dicembre 2009, fa salire nuovamente la tensione con Berlusconi. Il presidente della Camera parla a microfoni spenti con il suo vicino, il magistrato Nicola Trifuoggi. Berlusconi, dice, "confonde la leadership con la monarchia assoluta".

NON MI PIACE  Lo scorso 2 marzo Fini torna a esprimere la sua insoddisfazione per come vanno le cose nel Pdl. “Ho contribuito a fondare il Pdl, ma così come è il Pdl non mi piace”, dice il presidente della Camera.

DOPPIO TURNO  L'ultimo capitolo del duello tra Fini e Berlusconi riguarda il tema delle riforme. Il presidente della Camera si schiera contro il semipresidenzialismo senza doppio turno, proposto invece dal premier. La riforma delle istituzioni, dice  il 22 marzo scorso, “non si può fare a colpi di slogan e battute da comizio”.

La battaglia per il dopo Berlusconi è dunque agli inizi. Ma in gioco non c’è solo un leader padronale quanto il profilo di una destra democratica di stampo europeo liberata da esaltati vessilliferi.

 

Condividi questo articolo

 
" Fuoripagina.net non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornata senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7 marzo 2001 "

Video Preferiti

Foto

Braccianti manifestazione 1946_b 1 maggio ferrara 1947 Braccianti manifestazione 1946_a 1 maggio ferrara 1948_ c 1 maggio ferrara 1948_ b festa 1 maggio 1948 b corteo braccianti lagosanto 1948 Sciopero lagosanto 1948 1 maggio ferrara 1948_ a 1 maggio ferrara 1948_ d festa 1 maggio 1948 a img011 img022 img020 img023 img017 img012 img019 img013 img024

Bibliografia

2imgl001 2imgl002 2imgl003
imgl004 imgl005 imgl005
imgl005