I quattro mori ora hanno la benda sugli occhi. Sono bastate poche settimane per rivelare la qualità del governo di Cappellacci Ugo, che si sarebbe voluto chiamare Cappellacciu, con quella u finale che fa tanto etnico, per far dimenticare, come gli ha perfidamente ricordato il suo predecessore sconfitto Renato Soru, di somigliare al protagonista del Truman Show. In quel film il personaggio principale svolgeva un ruolo senza rendersi conto che a guidarlo c’erano dei fili invisibili. Tirati da chi non c’è bisogno di ricordarlo ai nostri quattro amici lettori.
In poche settimane Cappellacci Ugo, il figlio del commercialista dell’attuale presidente del Consiglio, che ha vinto sull’onda di una campagna elettorale gestita direttamente da Berlusconi che – ha precisato – ci ha messo la faccia (la sua, non quella del semisconosciuto Ugo), ha già polverizzato un tesoretto di promesse elettorali. Vinte le elezioni Berlusconi ha staccato la spina e dimenticato la Sardegna.
L’elenco dei dietrofront è imbarazzante: il Cipe ha cancellato d’un colpo i fondi per la strada Sassari-Olbia, già stanziati, e dirottato altrove quelli per la bonifica dei siti industriali del Sulcis e di Porto Torres. Un bel pacco di miliardi stanziati nel 2008, 4,4 miliardi, sono stati affidati alla disponibilità del presidente del consiglio che deciderà dove spenderli. La Sardegna è legata alla benevolenza del premier che dispenserà gli aiuti solo agli amici e a coloro che non gli danno noia. E’ quello che voleva vincendo le elezioni a Roma e nell’isola.
Soldi scippati, in pratica mentre si accavallano le brutte notizie: la Sassari-Olbia non è più un diritto, la bonifica dei siti industriali cancellata, l’Eurallumina mette in cassa integrazione gli operai per un anno, la Rochwoll di Iglesias dice addio alla Sardegna, il ministro Scajola convoca il tavolo per la chimica e non convoca la Sardegna, alla Maddalena resteranno i militari. Un piccolo elenco di guai ai quali si aggiungeranno le volontà edificatorie mai sopite.
La Sardegna ora è meno europea, una sorta di governatorato eterodiretto, la sede estiva del gran capo. La vera new town sognata dal caro leader
































