La Cisl lavora per la scissione nella Federazione nazionale della stampa, il sindacato unitario dei giornalisti. Il segretario Raffaele Bonanni ,con il pretesto di ripristinare il pluralismo, punta invece a scardinare la Fnsi per costituire un sindacatino corporativo dal colore certamente “giallo”.
Si tratta, come ha detto Franco Siddi, segretario della Fnsi, di un’operazone grave e pesante. Un evidente favore al governo Berlusconi da parte di Bonanni che, da tempo, immagina un sindacato collaborazionista, addomesticato e debole.
La scelta della Cisl di scardinare l’assetto unitario e pluralista del sindacato dei giornalisti, è una ritorsione. Il 3 ottobre la sua confederazione, a differenza della Cgil, non ha partecipato alla grande manifestazione sulla libertà di informazione. Bonanni fa intendere che il problema della stampa italiana non è il conflitto d’interessi del premier e delle sue minacce alla libertà di informare. No, il problema è il cappello che la Cgil mette alle mobilitazioni contro la destra al governo.
Se la categoria dei giornalisti perdesse il suo sindacato unitario, pur pieno di difetti e manchevolezze, non conterebbe più nulla. Sarebbe alla mercè di editori più o meno puri. Sarebbe spazzata via la propria capacità di difendere quello che resta della libertà di stampa.
Tuttavia l’entrata a gamba tesa di Bonanni non va sottovalutata. La Cisl persegue un’idea di sindacato paternalistico che si affida unicamente al buon senso della controparte, al vogliamoci bene. E che esclude a priori il conflitto, annegandolo in una melassa di rivendicazioni neo corporative.
Bonanni per raggiungere questi risultati non ha esitato (con Angeletti) ad accettare una riforma della contrattazione che danneggia il potere dei lavoratori e a firmare contratti (vedi i metalmeccanici) senza il più forte sindacato. Alla faccia della democrazia e della partecipazione.
Per saperne di più: www.fnsi.it
































