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La resa dei conti tra le due destre: Fini pensa al futuro senza Berlusconi

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finiLa battuta più velenosa l’ha pronunciata Denis Verdini, uno dei triunviri che gestiscono il Pdl per conto di Berlusconi (gli altri sono Bondi e La Russa): Fini, ha detto, ha un evidente problema di ruolo perché è sempre stato abituato a fare il leader di partito. Come dire: si rassegni, chi comanda è un altro. Lo scontro tra il presidente della Camera e Berlusconi sta aprendo scenari interessanti nel centro destra.

 

Si tratta della resa dei conti tra due personalità e due modi d’intendere la politica che praticano linguaggi differenti. Ma è anche uno scontro tra diverse concezioni della democrazia italiana. Berlusconi incarna un modello leaderistico dai tratti autoritari (carismatici, osserva l’arguto Cicchitto) che salta a piè pari le istanze democratiche rappresentative e si appella direttamente “al popolo”. Fini, a compimento di una lunga marcia cominciata dai territori del fascismo, è approdato a mature convinzioni sul ruolo della democrazia parlamentare e del ruolo e dei compiti della politica.

La frattura e le crescenti insofferenze tra i due principali esponenti della destra dimostrano che il Pdl non ha una base teorica comune e che la sua azione politica è tenuta insieme solo dall’adesione acritica ed entusiastica al verbo del capo. Lo schierasi senza dubbi dalla sua parte impedisce pertanto un reale confronto o, come dice Fini, la mancanza di decisioni.

Il Pdl è partito di organigrammi, afferma il presidente della Camera. Quindi di potere, di adesione a una confusa ideologia che si abbarbica sulla propaganda dei successi del capo fornita dalle sue reti televisive. Quando Berlusconi non calcherà più la scena politica del Pdl non resterà che un pallido ricordo.

Su questo Fini sta giocando la sua partita: la costruzione di una destra non fascista e non padronale. Collegata ai conservatori inglesi e francesi e che guarda più al liberalismo che ai regimi autoritari alla Putin. Una destra che possa guardare serenamente alle indagini che le procure antimafia stanno riaprendo e che disturbano moltissimo Berlusconi e il suo sodale Dell’Utri.

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