II decreto salvaliste varato dal governo è la fine della democrazia. La firma di Napolitano sembra quasi estorta con le minacce di un gruppo golpista con la pistola sul tavolo delle trattative. E’ una pagina nera per la Repubblica, lo stravolgimento di leggi e regole, uno strappo della Costituzione. Un nuovo provvedimento che disegna l’ennesimo abito cucito su misura per le esigenze della destra.
La Repubblica sta per capitolare, anzitutto nella coscienza dei cittadini. E’ rosa dall’interno da un cancro, da un germe robusto e vorace iniettato dalle classi dominanti che, mai come ora, sono “sovversive”. Un fatto senza precedenti che fa piombare il Paese nell’incubo maleodorante dello stravolgimento della legalità, dell’attacco all’eguaglianza di fronte alla legge.
L’aggressione ai fondamenti della Repubblica va avanti da tempo. E’ figlia del progetto piduista di modificare la qualità della democrazia costituzionale frutto della lotta di Liberazione e rafforzata da ulteriori conquiste realizzate nei decenni successivi.
Da quando la destra ha riconquistato col voto le leve del potere (grazie a leggi elettorali truffaldine) sta esercitando questo ruolo coniugando volontà di dominio politico e culturale con la creazione di un blocco sociale espressione del capitalismo italiano e delle pulsioni più retrive del conservatorismo illiberale e clericale
Sul fronte sociale la destra e la Confindustria stanno, infatti, cogliendo l’occasione della crisi per ricostruire rapporti di forza favorevoli. Per farlo, hanno approntato provvedimenti legislativi (come quella che aggira e svuota l’articolo 18) che valorizzano l’arbitrato, tolgono potere ai giudici e accrescono le possibilità di ricatto contro la parte più debole.
Il paternalismo familistico presente nello Statuto dei lavori che Sacconi sta approntando con la incredibile complicità di Cisl e Uil (sindacati totalmente accucciati sulle ginocchia del governo) darà un colpo decisivo alla contrattazione, metterà al centro l’assistenzialismo compassionevole del welfare e ridisegnerà il ruolo del sindacato a mero erogatore di servizi. Mentre il lavoro è sempre più parcellizzato e precario.
Il piano della destra mira a soggiogare la giustizia, corporativizzare i magistrati, squassare la scuola pubblica ancora di più (con tagli agli organici e proponendo offerte formative obsolete e arretrate) favorendo quella “privata” sotto le più svariate forme. Una destra che vuole riscrivere la Costituzione sia nei suoi principi fondativi e per farlo indebolisce regole e contrappesi istituzionali.
La volontà di dominio si scontra con una qualche forma di resistenza. Ma l’opposizione è ancora debole perché modula la sua azione ispirandosi a una forte sottovalutazione della carica eversiva della destra al governo che già controlla banche, giornali, la tv pubblica e privata, servizi segreti e istituzioni culturali. Avanza ovunque la privatizzazione della vita (dall’acqua alla formazione, dai servizi ai rapporti sociali) e contemporaneamente vengono meno gli anticorpi che avevano fatto dell’Italia anche un esempio di tenuta democratica.
Oggi il nostro Paese sembra governato come una satrapia persiana dove la speranza viene rubata ogni giorno. Dove avanza la corruzione vengono meno diritti e regole e il suddito spera di assomigliare al re.
































