il volto sanguinante sul predellino: il pretesto per una scorciatoia autoritaria
Chi deve abbassare i toni? La destra cerca di sfruttare l’occasione fornita su un piatto d’argento dalla sconsiderata aggressione a Berlusconi, per tentare di ricompattarsi all’interno, di strumentalizzare la vicenda per scopi poco nobili e tentare un colpo di mano in senso autoritario.
Anni e anni di insulti, aggressioni verbali, devastazioni istituzionali, dileggio egli avversari, sdoganamento degli impulsi peggiori (xenofobia, razzismo, autoritarismo) contro gli avversari politici da parte dei Berlusconi e dei suoi soci vengono messi nel cassetto. Altro che ritorno agli Anni Settanta come sbandiera qualche nuovo propagandista della destra fissato col “sangue dei vinti”.
Qualsiasi accenno che viene tentato per ricordare la semplice verità della violenza politica e verbale del berlusconismo, finisce nel tritacarne del “pensiero unico”, del politicamente corretto. Come se ricordare il degrado del Paese al quale il governo Berlusconi ci sta portando potesse, contemporaneamente, minimizzare un’aggressione che da tutti è stata condannata.
Eppure bisognerebbe ricordare cosa è stato e cosa è il berlusconismo anche solo nella sua smodata accezione verbale dell’insulto e dell’aggressione. Non è stato lui a definire “coglioni” gli elettori del centro sinistra? Ad avviare una feroce e inesausta campagna d’odio anticomunista sfruttando argomenti di un vecchio armamentario in disuso? Non è stato lui, recentemente, a dire che “avrebbe strozzato” chi scrive di mafia e gira film su Cosa Nostra? Non sono stati i suoi uomini a insolentire duranta la scorsa legislatura superando il limite della vergogna i senatori a vita (Ciampi, Scalfaro, Levi Montalcini) costretti a passare sotto le forche caudine dell’offesa e del dileggio ogni qual volta esercitavano il loro dirotto di voto? Chi aggredisce i giudici e giornali e giornalisti scomodi?
Berlusconi cerca ora abilmente di rovesciare la frittata. Sfrutta questo pretesto per passare all’assalto degli spazi di libertà. Con la scusa della sicurezza tenta di imbrigliare internet, di impedire manifestazioni di piazza. Lui, insieme a La Russa e Maroni, accarezza il sogno di criminalizzare ogni legittimo dissenso. In Italia, tra poco, non si potrà più scrivere o affermare qualcosa di contrario al pensiero unico Raiset?
Berlusconi passa all’incasso. La solidarietà umana può trasformarsi in una forma di subalternità strisciante. La destra vuole oscurare le devastanti leggi ad personam che stanno per approdare in Parlamento: processo breve, nuovo lodo Alfano e legittimo impedimento. Ma l’ossessione informativa sull’episodio milanese, già chiarito e condannato da tutti, punta invece a mettere la sordina sul milione di disoccupati, sulla cassa integrazione che schizza verso l’alto, sulla Fiat che chiede soldi e chiude Termini Imerese.
Avanza anche la pretesa di dividere il fronte dell’opposizione. Proprio mentre Casini propone un’alleanza repubblicana per fermare il “monarca assoluto” che vuole trasformare la democrazia, la destra alza un fuoco di sbarramento indecente contro Di Pietro e Rosy Bindi che hanno avuto l’ardire di ricordare che sono proprio Berlusconi e i suoi pretoriani ad aggredire il Paese e la Repubblica.
La teatralità del gesto terribile dell’aggressore con gli occhi spiritati che lancia la statuina del Duomo sul volto del presidente del consiglio, s’intreccia e si confonde con l’ostentazione della faccia ferita e sanguinante offerta come estremo messaggio di propaganda. Un volto sopra un predellino che lancia un agghiacciante messaggio di divisione.