La piazza dei farabutti. La piazza per insegnare e informare. Libertà di stampa e diritto al lavoro. Un sabato di libertà, allegro e sereno. Un argine contro lo strapotere di chi ha i soldi ma non la ragione.
Trecentomila in piazza del Popolo riprendono la parola, alzano la voce, difendono la Costituzione e i diritti dei cittadini. Mandano un forte segnale all’Italia di non smarrirsi proprio ora. Chiedono a tutti, ai delusi e agli scettici, di difendere il bene prezioso della libertà di pensiero e di espressione. Ricordano che la libera informazione, (quella non omologata e non inquadrata nelle feroci squadre di manganellatori mediatici capitanate da Feltri e da quell’altro che, prima di Porta a Porta e Anno zero, è andato dal sovrano a prendere ordini), è attaccata e intimidita. Scivoliamo sempre più in basso nella classifica della libertà, siamo considerati a rischio nel mondo civile.
Il pericolo è evidente: un presidente del consiglio che spadroneggia in palese conflitto d’interessi e vuole un’informazione prona, omologata, plaudente, ridanciana e omertosa. Che non faccia domande scomode, che racconti una realtà sociale inesistente, che valorizzi la sua figura ed esalti il suo ruolo di “statista”.
Una bella piazza traboccante di fermezza. E la chiede all’opposizione parlamentare e a quella fuori da Camera e Senato, oggi nel complesso debole, autoreferenziale e alla ricerca di un leader. Che rivendica una politica di dura e intransigente opposizione per dissolvere l’incubo che sta divorando il nostro futuro e distruggendo i valori costruiti in un passato di lotte e di passioni civili.
Il pericolo maggiore è l’assuefazione. Sabato 3 marzo la parte più sensibile e responsabile del paese è scesa in piazza. Ma non basta. Si tratta di convincere milioni di italiani, con la mobilitazione sui temi sociali, che il governo Berlusconi non solo massacra la Costituzione e polverizza decenni di progresso ma opprime i ceti popolari, divide i sindacati, pensa solo a banche e imprenditori. E’ questo il governo che protegge e aiuta il grande padronato e gli evasori fiscali, che si disinteressa totalmente del Mezzogiorno. accresce il precariato e colpisce con violenza inaudita la scuola e il nostro apparato formativo. L’autunno dovrà essere la stagione della dignità ritrovata.
































