www.fuoripagina.net

Sunday
May 20th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

La lezione di D'Alema: al Pd servono iscritti non un Re

E-mail Stampa PDF

D27AlemAlcune affermazioni pronunciate da Massimo D’Alema giovedì 16 tentano di fare luce sul caso-Berlusconi senza sudditanze e isterismi e tracciano un percorso per attrezzare l’opposizione prima che la  pervasività delle scelte della destra corrodano le basi del vivere civile e della democrazia repubblicana.

Dal partito di plastica alle tentazioni plebiscitarie. Per capire la trasformazione della rappresentanza politica della destra italiana e ridare slancio e prospettiva all’opposizione, D’Alema lancia una sollecitazione al quartier generale del Pd post veltroniano: “Ci occupiamo normalmente dei problemi del 3 per cento della popolazione, che sono quelli che leggono i retroscena politici dei giornali. Ora è arrivato il momento di occuparci anche dell’altro 97 per cento”.

 

Il Pd può farcela? Ha la cassetta degli attrezzi adatta a combattere e a capire? La cosiddetta amalgama di culture è a buon punto o è mezzo impazzita? La ricetta dalemiana guarda oltre senza mettere in discussione la scelta di costituire il Pd ma attinge dalle robuste radici della sinistra italiana (che esiste ed esisterà nonostante le volgarità di Galli della Loggia): “Il Pd ha bisogno di una grande autonomia culturale per fare un’analisi profonda dei bisogni della società”. Questa potrebbe apparire un’affermazione scontata, ma non lo è per un partito che sta uscendo da una fase di costruzione arrestata in volo dalle elezioni vinte da Berlusconi un anno fa.

Serve un partito, però. In Italia esistono altri modelli di organizzazione politica dei cittadini ma hanno la stessa efficacia? Associazioni, reti, movimenti, gruppi, club, circoli, federazioni, bloggers, facebookisti non bastano ad arginare il partito azienda di Berlusconi, ricco di denari e in fase di irrobustimento. Il partito legero crea interesse, mobilita nicchie ma non smuove le masse. Le parole di D’Alema sembrano invitare Franceschini a non percorrere la strada dell’insostenibile leggerezza del recentissimo passato: “L’idea che lo strumento partito sia un ostacolo al dispiegarsi di un pieno rapporto tra popolo e leader non è accettabile. Saremo sempre più deboli senza un partito strutturato anche perché non è vero che i partiti moderni non hanno bisogno di iscritti”.

Prima lezione. Evitare di copiare Berlusconi e di cadere nella sua “trappola plebiscitaria”. Per disinnescarla D’Alema propone un nuovo modello elettorale, quello tedesco con il suo sistema elettorale misto: “Proporzionale ma che consenta anche ai cittadini, attraverso i collegi uninominali, di designare i suoi rappresentanti”. Così si restituisce centralità al Parlamento.

 Bipartitismo fuori dalla realtà. D’Alema seppellisce la convinzione che il Pd possa essere autosufficiente, mette in soffitta l’idea della vocazione maggioritaria che può sortire grandi pericoli. Tra questi “l’idea che anche noi possiamo avere un re, l’idea di bipartitismo quando invece ci vuole una legge elettorale proporzionale alla tedesca”. Serve dunque un ragionevole pluripartitismo che a Berlusconi non piace perché preferisce il bipolarismo: “ma abbiamo già capito che a quel gioco vince sempre lui”.

Non serve un re. A proposito di autosufficienza c’è l’esempio della Sardegna dove il Pd è rimasto prigioniero, sono parole di D’Alema “dall’idea del candidato che avrebbe avuto successo con il bipolarismo. Berlusconi si è invece messo a costruire pazientemente le sue alleanze”.

Miti fuggevoli.  Per il centrosinistra sono quelli legati alla “relativa perdita di autonomia culturale, perdita riempita da un nuovismo mass mediatico che ci ha spinto all’inseguimento di miti fuggevoli. Nel Pci c’era un rinnovamento della classe dirigente ma non si distruggeva quella esistente prima di averne costruito un’altra”.

 

Condividi questo articolo

 
" Fuoripagina.net non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornata senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7 marzo 2001 "

Video Preferiti

Foto

Braccianti manifestazione 1946_b 1 maggio ferrara 1947 Braccianti manifestazione 1946_a 1 maggio ferrara 1948_ c 1 maggio ferrara 1948_ b festa 1 maggio 1948 b corteo braccianti lagosanto 1948 Sciopero lagosanto 1948 1 maggio ferrara 1948_ a 1 maggio ferrara 1948_ d festa 1 maggio 1948 a img011 img022 img020 img023 img017 img012 img019 img013 img024

Bibliografia

2imgl001 2imgl002 2imgl003
imgl004 imgl005 imgl005
imgl005