La Chiesa italiana assiste sbalordita alle esibizioni del gaio libertino ma il cauto procedere – che sconfina nel cinismo - di chi governa le cose temporali spinge i reggitori del Vaticano a muoversi con prudenza, ad adottare la politica dello scambio col governo “amico”.
Eppure molto del disagio con il quale i cattolici italiani vivono le imprese di Berlusconi e le scelte del governo (immigrazione, crisi economica etc) filtra dalle colonne della stampa.
L’Avvenire, giornale in un qualche modo espressione degli orientamenti della Cei, ha ribadito più volte che i vescovi hanno già espresso la loro posizione critica e la valutazione negativa sull’uomo che dirige pro-tempore il governo dell’Italia.
Ma è Famiglia Cristiana, battagliero settimanale cattolico, a rappresentare il pensiero profondo della comunità ecclesiale con argomenti che le gerarchie non hanno il coraggio di proporre. Nell’ultimo numero hanno denunciato con forza la deriva del nostro Paese a pezzi.
L’Italia, ha scritto il settimanale, è un paese “sempre più lacerato”, grazie a una politica “che mira ad escludere e non a integrare”. Il grido d’allarme prende le mosse da quella che viene definita “cattiveria politica” sdoganata da un ministro della Repubblica: il leghista Roberto Maroni.
Grazie a personaggi come Maroni, non citato ma descritto in modo inequivocabile, la “cattiveria” è diventata pratica di governo, entrata “nelle scelte di vita quotidiana”. L’ultima trovata, scrive il settimanale dei paolini, della “politica creativa” si è avuta durante il dibattito sul decreto anticrisi dove maggiore è stata la volontà di aiutare le aziende e le famiglie del nord e delle aree ricche piuttosto che quelle del Mezzogiorno.
Teorizzando una “nuova disunità d’Italia”, la Lega e il Pdl “disfatta la nazione” sono arrivati “a disfare gli italiani”. Per cui assistiamo alla nascita di un partito del Sud “mentre il Nord si arrocca nella sua presunta purezza padana e il criterio della residenza viene annoverato tra i diritti per accedere a un posto di lavoro”.
Vogliamo ancora, si chiede il settimanale cattolico, “essere una nazione?”.
































