La storia si ripete. In forme diverse. Come accadde nel periodo del Sifar (il tintinnare di sciabole e il tentato golpe di De Lorenzo per depotenziare un blando centro sinistra ), del Sid (le stragi fasciste e la cospirazione di Borghese per bloccare l’avanzata della sinistra e del sindacato) e delle Brigate Rosse (omicidio Moro per allontanare l’ingresso del Pci nell’area di governo) anche oggi l’Italia si sta coprendo di fango.
Un editoriale sull’Unità di domenica 30 agosto del suo direttore Concita De Gregorio, spiega che quello che sta accadendo in questi giorni è “un assaggio della guerra che ci aspetta in autunno. Non sporca, lercia. La battaglia finale di un uomo malato, barricato nel delirio senile di onnipotenza che sta trascinando al collasso della democrazia un Paese incapace di reagire: un uomo che ha comprato con denaro, nei decenni, cose e persone, magistrati, politici e giornalisti, che ha visto fiorire la sua impunità e i suoi affari dispensando come oppio l’illusione del benessere collettivo mai realizzato”.
Parole giuste, che condivido integralmente. In particolare quelle sull’Italia mitridatizzata, cloroformizzata da una cultura televisiva controllata dai servi del satrapo italiano.
Gli esempi, infatti, non mancano. Sempre domenica 30 agosto, un altro editoriale, questa volta di Eugenio Scalari su la Repubblica commenta che il Tg1 “diretto dall’ineffabile Minzolini, incurante del fatto che le notizie del giorno fossero l’attacco del Giornale contro il direttore dell’Avvenire, lo scontro tra la Cei e la Santa Sede da un lato e il presidente del Consiglio dall’altro e infine la querela di Berlusconi a Repubblica per le 10 domande a lui dirette e rimaste da giugno senza risposta; incurante di queste addirittura ovvie priorità, ha aperto la trasmissione delle ore 20 con l’intervento del ministro Giulio Tremonti al meeting di Comunione e Liberazione”.
Questa è l’altra faccia della medaglia. La televisione pubblica, pagata da tutti i contribuenti ma gestita in modo esageratamente servile dagli uomini di Berlusconi - citiamo ancora Scalari a proposito di Tremonti - copre l’azione di un governo “mirata a sostituire un’onesta analisi dei fatti con una raffigurazione completamente artefatta e calata come una cappa sulla pubblica opinione curando col maggior scrupolo che essa non percepisca alcun’altra voce alternativa”.
Il caso di Tremonti è certamente indicativo per la sua proverbiale e pittororesca mania di cambiare idea ad ogni stagione e nel raffigurarsi come un battagliero Robin Hood che di volta in volta dà battaglia contro i nemici del popolo, siano essi banchieri o petrolieri o economisti. Un ricco tributarista che si trasforma in immaginifico Genio amante delle citazioni bibliche.
La realtà è un’altra rispetto alla rappresentazione palesemente falsa della situazione economica nazionale, manipolata con dati artefatti. Scalfari ricorda le giravolte di Tremonti e ne dimostra la totale inaffidabilità a ricoprire quel ruolo di ministro dell’Economia, nel quale fu già silurato da Berlusconi su indicazione di Fini.
Tremonti è l’uomo dei fallimenti e delle giravolte a partire dalla cosiddetta social card. Ha abolito l’Ici sulle prime case dei proprietari abbienti, ha accollato allo Stato gli oneri dell’Alitalia, ha salvato i comuni gestiti dalla destra versando in finanziamenti in modo clientelare e discrezionale ripririnando aiuti a pioggia.
Scalfari lo chiama il “ministro preveggente” e fa i conti in tasca al governo. Ici, Alitalia e salvataggio dei comuni di destra sono costati oltre 10 miliardi di euro ai quali va aggiunto un 5% in più di spesa corrente ordinaria per un totale di 35 miliardi.
Tutto questo non appare su stampa e Tv. La coraggiosa stampa democratica e rispettosa delle notizie è minoritaria e fa quello che può. Lo strapotere berlusconiano sulle televisioni e le radio in sinergia con lo squadrismo mediatico senza regole dei Feltri sta cancellando ogni traccia di verità e di dissenso pestando e intimidendo opposizioni e critici di vario orientamento.
Ci attende una ripresa autunnale rovente. Molte aziende non riapriranno i battenti. Ci sono le avvisaglie di licenziamenti e di cassa integrazione agli sgoccioli. La Gelmini lascia a casa miglia di precari della scuola. Ci sono i segnali, con l’attacco alla stampa non allineata e alla magistratura, di un devastante disegno autoritario.
L’Italia si alzi in piedi e reagisca. Le forze democratiche spendano tutte le proprie energie per chiamare il Paese a una reazione forte. Come negli anni dei tentativi di colpo di Stato..
































