Vorrei un partito che si facesse rispettare. Sono le parole amare pronunciate da Pierluigi Bersani non appena la macchina mediatica azionata da Beppe Grillo con il volenteroso aiuto dell’allegra banda di Di Pietro ha suonato la grancassa dell’Opa ostile contro il Pd.
Come può uno show man creare tanto scompiglio in un partito? Può un uomo di spettacolo, pur testa d’ariete di esponenti figli di una certa concezione della politica urlata niente affatto radicale (e ben vista dalla destra), metterlo alle corde e in imbarazzo?
Per riprendere ancora le parole di Bersani: siamo una nebulosa senza precisi confini dove candidati fai da te possono proporsi. Anche quando questi candidati non sono normali cittadini che vedono nel Pd un punto di riferimento, ma personaggi legati a movimenti ostili e alternativi allo stesso partito.
Perché Grillo non si è candidato a guidare l’Italia dei Valori, ad esempio? Eppure le sue linee politiche sono assai vicine a quelle dell’ex pm che, infatti, ha definito l’improbabile candidatura di Grillo come eccellente.
C’è da chiedersi dunque a cosa miri questa chiassosa piazzata del comico. A gettare nel panico i dirigenti del Pd? A inquinarne il dibattito? A dimostrarne la vulnerabilità e fragilità? Molti di questi obbiettivi sono stati raggiunti e il Pd dovrà interrogarsi, nel corso della campagna congressuale fatta di congressi, convenzioni e primarie, sulla propria natura.
Tuttavia i dirigenti del Pd dovrebbero interrogarsi sulla possibilità di successo di simili arrembaggi, sul deficit di solidarietà tra loro, sulla mancanza di precise coordinate. Anche per chi non è del Pd, la tenuta del partito non è secondaria rispetto allo stato di salute della sinistra o del centro sinistra. Tuttavia oggi ci accontentiamo del Vaffa… del Pd a Grillo. Non è molto, ma può servire.
































