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Il sistema dei "birbantelli" fa scricchiolare il modello carismatico del Pdl

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verdiniSe la destra ora sembra costretta a dover fare i conti con la questione morale, evidentemente i “birbantelli” (versione edulcorata dei “mariuoli” craxiani) sono davvero diventati un problema da sondaggi. Anche Berlusconi si rende conto che il sistema da lui creato sta cominciando a frantumarsi.

 

Ma la questione non riguarda solo il fango che sta lordando il gruppo dirigente del Pdl e le interfacce partito-istituzioni rappresentate dal tandem Verdini-Letta fino a ieri potente  intoccabile. Si tratta di qualcosa di più profondo che coinvolge, da una parte, l’evidente fallimento del modo di affrontare la crisi da parte del governo e, dall’altra, le manovre per la successione a Berlusconi.

Oggi assistiamo a una situazione paradossale vivendo come dentro a una bolla irrespirabile che impedisce la visione della realtà. Sul fronte dalla crisi, quotidianamente vengono diffusi i dati terribili della situazione del Paese. Crollo del Pil coma mai in quarant’anni. Produzione industriale, ordinativi e fatturati a picco. Export in difficoltà evidenti. Mentre avanza come una macchia d’olio, come un’idra che travolge fabbriche e aziende, la disoccupazione che entro l’anno potrà toccare il 10%.

Questo è un governo che, in un primo momento, ha negato la crisi. Poi ha sostenuto che era solo un fatto psicologico, una percezione, proponendo l'aspirina della misery card. Poi ministri e gazzettieri di regime si sono affannati a dichiarare che il peggio era passato. Superata l’onda devastante della finanza drogata, invece la crisi si sta accanendo sui consumi e sulle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini. Ebbene, di fronte a queste emergenze, la destra al governo ha solo attivato in modo burocratico i meccanismi di difesa e di protezione esistenti come la cassa integrazione, rifiutandosi persino di raddoppiarla.

Ha evitato di avviare misure di sostegno ai disoccupati e di stimolo per la crescita dei consumi. Non ha arginato le volontà di piccoli e grandi gruppi di chiudere aziende e licenziare. Scajola ha sulla sua sua scrivania decine di dossier e non riesce a chiuderne uno. Che si tratti di Fiat, Alcoa., Vilnys, Merloni, la scelta è sempre quella di rinviare per accettare le pretese degli imprenditori.

Un simile sistema di governo che liscia il pelo alle imprese, rinfocola lo scontro sociale e divide i sindacati determina in pratica una tensione continua che agita il Paese. Ed è in questo frangente che si polverizzano tutte le promesse della destra. Sul fisco assistiamo, ad esempio, alla più alta pressione fiscale dal 1997. Si vellicano le esigenze degli evasori fiscali inventando un condono che per portare in cassa, solo per quest’anno, quattro-cinque miliardi, rinuncia per il futuro a decine e decine.

Se passiamo in rassegna il devastante periodo berlusconiano non troviamo altro che provvedimenti punitivi verso categorie e poteri dello Stato. La controriforma della scuola è fatta di tagli intollerabili con un ritorno all’offerta formativa da paese sottosviluppato. La contrattazione diventa una concessione trasformando i sindacati in complici. I nemici diventano volta per volta gli statali fannulloni, gli studenti politizizzati, gli insegnanti dequalificati, persino i poliziotti vengono dileggiati. La cultura vituperata viene occupata manu militari con i manager dei panini americani  e il ministero quasi abolito dai tagli. Il razzismo e la xenofobia sembrano diventati i tratti fondamentali dell’azione di governo verso l’immigrazione.

Sulla giustizia Berlusconi sta giocando la partita della vita. La sua volontà pertinace di costruirsi uno scudo giudiziario che lo salvi dai processi va avanti mentre intorno a lui s'ingrippa nel fango il sistema di potere, di clientele, di appalti e di consenso costruito in questi tempi.

Il premier dalla vita privata zeppa di vicende poco commendevoli da gaio libertino, ora osserva sgomento i birbantelli che lo circondano e che spuntano come gnomi dalle carte giudiziarie. E sono uomini del suo giro: ministeriali di alto livello, uomini del partito, clientes affidabili pronti a tutto per un appalto.

 Si sa, i monarchi assoluti, i satrapi crudeli e capricciosi, amano circondarsi di adulanti schiere di cortigiani per sentirsi glorificare. Concedono magnanimi le loro attenzioni sui vassalli, si dilettano con le schiere di neo maggiorenni  aspiranti stelline capaci di tutto pur di ottenere una porticina nelle Tv del sovrano. Ma vogliono la fedeltà. E desiderano una rappresentazione della realtà come loro la vorrebbero (e per questo c’è Minzolini, il pupazz a molla che scatta quando c’è bisogno).

Ma come tutti i regimi costruiti sull’inganno dell’immagine ritoccata, sulla forza della clientela e della menzogna, spesso basta una sola vicenda per far emergere il marcio. Di questo si stanno rendendo conto anche dalle parti del Pdl. I cosiddetti esangui finiani che hanno deciso di non voler affogare nella melma berlusconiana. Ecco perché il Pdl, non abituato a discutere seriamente al proprio interno, vive il confronto come una lesa maestà del capo. Il cosiddetto modello carismatico fa sentire sinistri scricchiolii.

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