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Il ricatto del cemento e il Billionaire in ogni paese

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soru 1di Sandro Roggio

Era in conto che Soru potesse perderle le elezioni. Ma confesso che non mi aspettavo una sconfitta così pesante.

E' stata sottovalutata l'onda del berlusconismo: la destra prevale non solo tra i ceti tradizionalmente di destra ma continua a fare presa su quelli popolari, fa man bassa di voti tra gli indecisi - quelli dell'ultima ora - , ed erode i bacini elettorali delle forze politiche di sinistra. Il successo di Berlusconi è favorito da un PD e da una sinistra sfibrati, che sanno poco dell'elettorato dal quale non riescono a farsi capire.


Questo vale anche in Sardegna a dispetto di chi si era illuso - come me - che il fiero popolo sardo fosse almeno in parte immune dall' incantamento verso gli annunci di Berlusconi. Invece anche i sardi contano su di lui (" meno male che Silvio c'è"), sono orgogliosi che sia tra noi, dei suoi weekend in Gallura, vorrebbero un Billionaire in ogni paese, il Grandefratello sul Gennargentu, eccetera.

 

Berlusconi si fa ascoltare, sa come colmare la distanza della politica dalla gente. E continua a disporre di mezzi imponenti usati ordinariamente per la propaganda dei suoi "valori" che si intensifica e si specializza in ogni competizione elettorale. I suoi messaggi, qualunque cosa dica, arrivano in ogni casa al momento giusto. Ogni mossa tra Sassari e Cagliari, ogni vescovo incontrato, ogni battuta, tutto è andato in onda su televisioni molto compiacenti.

Magari i suoi avversari non hanno un progetto politico in grado di convincere, ma  pure se lo avessero, quando lo avranno, dovranno ingegnarsi a lanciarlo con le cerbottane per farlo entrare nelle case, chiedendo al popolo la cortesia di aprire le finestre.

Ma vengo al punto sul quale ci siamo interrogati durante la campagna elettorale. A proposito del tema sensibile del governo del territorio, indicato come la prima causa della sconfitta, occorre riconoscere in premessa il grave ritardo che su questo si registra da parte dei partiti del centrosinistra, dappertutto in Italia.

E' una storia che va avanti da anni: nei programmi scritti a Roma stanno gli slogan rassicuranti ( basta evocarlo "lo sviluppo sostenibile" ! ); in periferia si vedono i risvolti sciagurati quando si accondiscende oltre la soglia della decenza agli interessi dell' impresa. (Ma l'avete mai sentito un leader nei dibattiti in Tv che approfondisce con convinzione e competenza questo tema ?).

In questo quadro arretrato e scivoloso si è collocato il progetto del Piano paesaggistico sardo, scarsamente condiviso dagli alleati di Soru il quale ha tenuto sempre a sottolinearne il valore; sottoposto a continui attacchi è rimasto sostanzialmente indifeso. Uno strumento di pianificazione molto innovatore è difficile che possa essere apprezzato da tutti ed è ovvio che susciti reazioni negative; e siccome nessuno si è preso la briga di spiegarne i vantaggi, a parte il presidente e pochi altri, si sono evidenziati solo i difetti e prodotti numerosi travisamenti: a unire in un solo blocco speculatori, piccoli proprietari di aree, manovali muratori. Si dirà che era difficile farsi capire, ma il consenso per le scelte di governo si determina solo se ci si impegna a sostenerle: a spiegare che i pizzaioli e i palazzinari hanno interessi in contrasto.

 Ma per questo e a questo servono i partiti. Altrimenti qualsiasi scelta politica, di più se innovativa, si può ritorcere contro. E' successo che il Piano sia diventato alibi per tutti - proprio tutti - i ritardi nell'esito di ogni pratica, tutto addebitato al Ppr di Soru.

La destra ha fatto la sua battaglia di opposizione al Piano, a faccia aperta, e ha vinto perché ha offerto una diversa visione, un progetto di governo del territorio marcatamente di destra, simile a quello patrocinato da Sarkozi in Corsica. Ha affermato con convinzione le sue tesi, e ha ottenuto consensi, forse pure tra quelli che non pensano esattamente che tutto il male stia nel Ppr. ( Per questo aspettiamoci una linea cauta: una lastra di vetro si può rompere con un paio di colpi oppure si può abradere piano piano: tanti graffi la rendono opaca e comunque inservibile).

Alcuni candidati della coalizione di centrosinistra hanno affrontato la campagna elettorale prendendo le distanze dal progetto di Soru, assicurando in qualche caso la profonda revisione del Ppr mostro, usando gli stessi argomenti della destra e quindi gareggiando sul terreno dove la destra è in grado di offrire maggiori garanzie. D'altra parte autorevoli esponenti della coalizione per Soru avevano voluto i vecchi piani paesaggistici, quelli annullati e sostituti dal nuovo strumento perché in contrasto con l'idea di tutela nelle leggi di allora. Potevano essere sostenitori convinti del nuovo corso?

C' è infine il capitolo degli errori di Soru su questo tema. Alcuni tattici e alcuni più strutturali di cui ho scritto più volte. Nello sfondo la scelta di invadere in un impeto ambizioso, con un approccio estetico un po' aristocratico, tutti gli spazi delle decisioni, anche quelli meno rilevanti (o trascurabili nella economia del tema: come le scelte formali delle nuove espansioni urbane) e che sarebbe stato più opportuno lasciare interamente al libero arbitrio dei comuni, nel bene e nel male.

Ma soprattutto non è stata buona la scelta originaria del Consiglio Regionale di attribuire alla Giunta il potere di approvare il Ppr (quanto l' irrazionale tentativo di correggerla nella fase delicata del completamento). Ciò ha reso lo strumento più debole, per ovvie ragioni, e ha consegnato al nuovo governo regionale la possibilità di fare tutte le varianti che vorrà senza il dibattito consiliare, con un bel vantaggio dato che sarà molto attutito il clamore qualunque cosa accada.

C'è ora da vigilare, senza pregiudizi. Il Ppr non è la Costituzione, ma come per la Costituzione se si toccano i principi che contano è facile prevedere come può andare a finire. Non è chiaro come influirà sulla vicenda sarda il blitz di Berlusconi per " liberalizzare l'edilizia", ma il fatto che il presidente Cappellacci abbia saputo in anteprima le intenzioni, e le abbia immediatamente condivise, ci autorizza a pensare male

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