Mentre l’opposizione e una parte della stampa lanciano l’allarme per la democrazia, mentre il presidente della Repubblica ricorda – inascoltato – la centralità della libertà di stampa, mentre la pancia confindustriale si scompiscia tra applausi e risate alle barzellette di Berlusconi, mentre l’avvocato Ghedini fa sequestrare in Italia le foto delle feste orgiastiche di Villa Certosa, mentre l’Italia si umilia davanti a un dittatore nordafricano, mentre fascisti mai pentiti organizzano le ronde con le divise delle Ss ebbene, in questa situazione drammatica, Berlusconi sta già portando il Paese verso una situazione di guerra civile permanente.
Berlusconi infatti già governa contro una parte degli italiani, siano essi comunisti, sindacalisti, oppositori in genere, libera stampa, corvi confindustriali, , insegnanti o altro. L’obbiettivo è schiantare con la violenza dei mezzi di comunicazione a sua disposizione (dalle sue tre reti al Tg1 e Tg2 completamente asserviti) la dialettica democratica, il confronto delle idee, il conflitto sociale.
Il suo è un progetto piduista, eversivo. Non si può abbassare la guardia di fronte al livello di degrado morale, di corruzione incombente, di svuotamento degli organi di contrappeso costituzionali, di abiezione comportamentale che hanno avvolto l’Italia.
Le accuse di corruzione e di frequentare minorenni, di usare gli aerei di stato per dare un passaggio alla sua corte dei miracoli, di difendersi con le bugie, vengono trasformate in “menzogne messe in fila”. Accuse che in qualsiasi altro paese del mondo (escluse Corea, Birmania e pochi altri) avrebbero costretto alle dimissioni sono invece l’occasione, da parte dell’elettorato di una destra fanatizzata e plaudente, per stringersi attorno al leader.
Le elezioni europee hanno trascinato giù dal predellino il presidente del consiglio, ma i risultati delle amministrative – che gli hanno restituito gran parte delle amministrazioni conquistate dal centro sinistra appena cinque anni prima – grazie alla Lega lo hanno rimesso in pista.
Eppure il Paese non è totalmente cieco, assuefatto, berlusconizzato. Una reazione si è vista alle Europee ma non basta per l’alternativa. Come spesso è accaduto nei frangenti più difficili e controversi della storia repubblicana, di fronte alle risate degli imprenditori e all’indifferenza di partite Iva e quant’altro, spetterà al lavoro dipendente farsi carico della difesa della Repubblica e dello stato sociale.
Si cominci dai ballottaggi e il Pd eviti di chiudere alla sua sinistra. Serve una nuova grande unità delle forze di opposizione che se porteranno addosso l’ipoteca centrista non potranno mai rappresentare il paese che non ama Berlusconi e vuole una società più giusta.
































