Il popolo viola scuote le coscienze: qualcosa si muove nel profondo dell'Italia
Il viola delle sciarpe, dei maglioni e dei fazzoletti si è confuso con quello delle bandiere rosse. Anche se l’accostamento non è piaciuto a Rosy Bindi (alla quale va dato comunque atto di aver partecipato al corteo tappando in parte una falla per il Pd) la riuscita e grande manifestazione del “no Berlusconi day” ha dimostrato che società civile e forze politiche della sinistra possono stare insieme.
Certamente si resta stupiti di fronte alla moltitudine di ragazzi. Qegli stessi che non partecipano abitualmente alle proteste sindacali perché sono disoccupati o studenti, o a quelle dei partiti perché non credono nella politica. Si rimane stupiti perché ci si rende conto di quanto sia amato questo Paese ancora dai suoi figli. E di quanto sia distante la vita e il linguaggio ei partiti.
Comunque è’ vero: qualcosa si sta muovendo nel profondo.Si avvertono scricchiolii e smottamenti nel blocco sociale che ha sostenuto sino ad oggi il Pdl L’indignazione che trabocca in strati sempre più grandi del Paese verso il governo più reazionario, clericale e di malaffare della storia repubblicana si muove e pretende visibilità. Spinge per trovare sbocchi. Vuole ottenere risultati ed è geloso della propria autonomia.
E’ un movimento che inalbera un vessillo, la Costituzione, e non vuole cappelli di chicchessia sulla testa. Chiede legalità e giustizia. Ma non solo. Vuole lavoro, stabilità, reddito. Desidera vivere in un Paese senza razzismo e violenza e dove la legge sia uguale per tutti.
Un movimento di opinione che si collega idealmente alle battaglie che la Cgil conduce in solitudine, ma anche alle mobilitazioni contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Che è disposto a battersi contro il malaffare e per la giustizia sociale. Che ha a cuore le sorti del pianeta. Colto, curioso, irriducibile.
Non si tratta solo di una reazione indignata per leggi ad personam. Questo movimento dai tratti generazionali non vuole, ad esempio, la legge 30 sulla precarietà perché ne ha vissuto la crudeltà e il fallimento sulla propria pelle. Avverte cioè l’ingiustizia sociale profonda. Non è solo un movimento di elites illuminate (come sono stati ad esempio i girotondi).
Questa è la grande novità, da salutare positivamente in un’Italia non ancora assuefatta a trasformarsi in verminaio di vizi, in sentina di malaffare, in intreccio di ruffianeria cortigiana.
Ma i movimenti per lasciare una traccia devono maturare e crescere negli obbiettivi. Non basta chiedere le dimisioni di Berlusconi, ma lavorare perché il discredito morale verso il presidente del consiglio si trasformi in una valanga dando sbocchi alla protesta civile. Questo è anche compito “costituzionale” dei partiti democratici.
La straordinaria anomalia del popolo viola è che utilizza gli strumenti della moderna comunicazione per aggirare quelli tradizionali che sono nelle mani del premier o appaiono prudentemente distratti e conformisti. La crescita e lo sviluppo di questo sommovimento morale è la garanzia che non tutto è perduto.