«Il governo ha ricevuto dal voto un certo sostegno ma sarebbe preoccupante per la salute della democrazia se questo spingerà la maggioranza a forzare gli equilibri istituzionali». Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, è pronta a un confronto parlamentare sulle riforme ma a precise condizioni e senza scorciatoie.
Presidente, per il centrosinistra le elezioni sono state deludenti?
«Il Pd tiene ma non decolla. È il quadro politico ad essere cambiato».
Si riferisce al voto per la destra?
«Certo: il Pdl perde 7 punti e la Lega diventa una forza assolutamente trainante. Si passa cioè da una situazione in cui Berlusconi era il capo indiscusso a una diarchia Bossi-Berlusconi».
Questo porterà contraccolpi nel governo e nella maggioranza?
«Dentro la loro coalizione si avvertono già. Si moltiplicheranno le tensioni e i problemi tra Pdl e Lega e anche dentro il Pdl».
La Lega ha assicurato fedeltà a Berlusconi.
«Il concetto di fedeltà della Lega? Per Bossi la sua candidatura a sindaco di Milano sarà decisa dal consiglio federale della Lega. E gli alleati non hanno nulla da dire?».
Nel centrodestra la Lega è ora l’azionista di riferimento?
«Il Pdl ha il suo corpo al Sud ma la testa è in mano alla Lega».
Denunciate i pericoli che corre la democrazia ma siete disponibili a dialogare con Berlusconi.
«Credo che una forza come la nostra più che arroccarsi abbia il dovere di confrontarsi. Si può discutere sul funzionamento del Parlamento, sulla rappresentanza, sul rapporto con i cittadini, sul bicameralismo. Il confronto serve per migliorare».
E se la destra proporrà il presidenzialismo?
«Loro ci presentano il modello americano, ma il presidenzialismo Usa ha un congresso fortissimo e una corte suprema totalmente autonoma, in un paese dove l’informazione è libera e il conflitto d’interessi vietato. Un modello improponibile per Berlusconi».
Il Pd dalla vocazione maggioritaria alla politica di alleanze. Quelle con l’Udc sono state contraddittorie...
«Sulle alleanze di cosa ragioniamo? Noi poniamo una gerarchia di questioni: la prima riguarda la crisi democratica che vive il Paese e che impone all’opposizione di attrezzarsi per impedire riforme distruttive».
Per Vendola non si vince con lo schema Berlusconi e anti. L’enfasi sui guai giudiziari ha offuscato i temi sociali?
«Il Pd non ha inseguito quella campagna. Berlusconi invece, che controlla e spadroneggia nell’informazione, ha imposto una campagna elettorale allucinante. Per cui i giornali e tv per settimane hanno parlato di due soli problemi: l’esclusione della lista laziale del Pdl e della legge anti intercettazioni. Una follia in un paese con 380 mila posti di lavoro in meno e dove sta scadendo la cassa integrazione per decine di migliaia di lavoratori».
Vindice Lecis dai giornali locali del Gruppo Espresso
































