Il ministro della paura lo ha urlato dal palco di Pontida: non abbiamo paura delle parole, quelle che stiamo organizzando chiamiamole pure ronde. L’ammissione di Maroni, dopo tante pudiche sciocchezze sui “volontari della sicurezza”, non ci sorprende: era chiaro a tutti che il cosiddetto decreto sicurezza avrebbe contribuito a creare una situazione unica nel mondo civile.
Che cioè, accanto alle forze dell’ordine, vittima di drastici tagli da parte del governo, nelle strade si sarebbero schierate le milizie di partito. Dopo le ronde padane, inventate proprio dall’incredibile ministro che dovrebbe garantire tutti noi, ecco infatti quelle nere, che si rifanno al fascismo e al nazismo.
Vedremo così girare per le strade personaggi abbigliati in questo modo: divise paramilitari color kaki, fascia nera al braccio, basco e aquila romana sul petto. E’ la divisa dei cosiddetti volontari della Guardia nazionale italiana, militanti del finora sconosciuto partito nazionalista italiano (filiazione del Msi di tal Gaetano Sayaa, già arrestato per una vicenda poco chiara su un servizio segreto parallelo) e guidati dall’ex colonnello dei carabinieri Augusto Calzetta.
Non si tratta di folclore. E’ evidente che siamo, ormai, giunti al massimo grado di degrado istituzionale. Il decreto sicurezza serve, in gran parte, per rendere legali milizie che si muovono da tempo con coperture politiche. Milizie di parte che non nascondono le loro aperte simpatie fasciste.
Bene ha fatto la procura di Milano ad aprire un’inchiesta. Tuttavia la china pericolosa che la politica della sicurezza fai da te sta prendendo è difficile da fermare. La destra estrema e la Lega in particolare vogliono creare una polizia parallela, manipoli di gente svelta di mano da utilizzare nei momenti necessari ai loro scopi.
Un fatto gravissimo, una sorta di delirio guardato con compiacenza dai Berlusconi e dai La Russa, e praticamente promosso, organizzato e difeso dai leghisti. Attenzione dunque, siamo arrivati a uno dei punti massimi di scontro con la legalità.
Una sfida all’ordinamento democratico che va respinta senza incertezze alzando il livello di attenzione e di impegno civile e democratico.
































